lunedì 13 giugno 2011

OLE OLE OLE OLE

sabato 11 giugno 2011

Referendum 12 e 13 giugno per il SI o per il No ma andiamo a votare ......

Referendum 12 e 13 Giugno 2011


Una scheda com­pleta sui quat­tro que­siti re­fe­ren­dari del 12 e 13 Giu­gno 2011, che ri­guar­dano: il le­git­timo im­pe­di­mento, la pri­va­tiz­za­zione di fatto dell’acqua pre­vi­sto dal de­creto “Ron­chi” (due que­siti) e il ri­torno all’energia nucleare.


Cosa sono i referendum

Il re­fe­ren­dum è uno stru­mento di eser­ci­zio della so­vra­nità po­po­lare, san­cita all’articolo 1 della Co­sti­tu­zione della Re­pub­blica Ita­liana, e l’esito re­fe­ren­da­rio è una fonte del di­ritto pri­ma­ria che vin­cola i le­gi­sla­tori al ri­spetto della vo­lontà del po­polo. Sono quat­tro le ti­po­lo­gie di re­fe­ren­dum con­tem­plate dalla Co­sti­tu­zione italiana:

il re­fe­ren­dum abro­ga­tivo di leggi e atti aventi forza di legge,
quello sulle leggi co­sti­tu­zio­nali e di re­vi­sione costituzionale,
quello ri­guar­dante la fu­sione di re­gioni esi­stenti o la crea­zione di nuove regioni,
quello ri­guar­dante il pas­sag­gio da una Re­gione ad un’altra di Pro­vince o Comuni.

Il re­fe­ren­dum abro­ga­tivo di leggi e atti aventi forza di legge (ar­ti­colo 75) si uti­lizza come so­lu­zione per abo­lire una legge già esi­stente o parte di questa.


De­scri­zione breve dei re­fe­ren­dum del 12 e 13 giu­gno 2011

Il 12 e 13 giu­gno 2011 i cit­ta­dini ita­liani sono chia­mati ad espri­mere il pro­prio voto su 4 que­siti referendari.
L’elettore, per vo­tare, deve esi­bire al pre­si­dente del seg­gio la tes­sera elet­to­rale ed un do­cu­mento di riconoscimento.
L’elettore ri­ceve da un com­po­nente del seg­gio 4 schede di di­verso colore:
Il voto “SI”, trac­ciato sulla scheda, in­dica la vo­lontà di abro­gare la nor­ma­tiva ri­chia­mata dal que­sito referendario.
Il voto “NO”, trac­ciato sulla scheda, in­dica la vo­lontà di man­te­nere la vi­gente nor­ma­tiva ri­chia­mata dal que­sito referendario.


Quando si vota

Le ope­ra­zioni di voto si svolgono:

Do­me­nica 12 giu­gno 2011, dalle 8:00 alle 22:00

e

Lu­nedì 13 giu­gno 2011, dalle 7:00 alle 15:00.

Se­condo legge po­te­vano es­sere svolti tra il 15 aprile e il 15 giu­gno, ma i re­fe­ren­dum abro­ga­tivi sono stati in­fine fis­sati per il 12 e 13 giu­gno, quindi senza unire il voto con le ele­zioni am­mi­ni­stra­tive del 15–16 maggio.

Tale scelta è stata cri­ti­cata quale enorme spreco di de­naro pub­blico e come ten­ta­tivo di non far rag­giun­gere il quo­rum ai re­fe­ren­dum. Un ten­ta­tivo di boi­cot­tag­gio. In­fatti se non an­dranno a vo­tare il 50% + 1 de­gli aventi di­ritto i re­fe­ren­dum non sa­ranno validi.

referendum

Il Mi­ni­stro de­gli In­terni Ro­berto Ma­roni (della Lega di “Roma la­drona”) ha scelto per la di­vi­sione delle due con­sul­ta­zioni. Di fatto que­sta de­ci­sione co­sterà alle casse dello stato, come evi­den­ziano al­cune stime ri­por­tate dalla stampa, uno spreco di 400 mi­lioni di euro in più ri­spetto ad un ipo­te­tico ac­cor­pa­mento delle ele­zioni am­mi­ni­stra­tive col referendum.


Dove si vota

Gli elet­tori de­vono vo­tare nel pro­prio Co­mune di re­si­denza, nella se­zione elet­to­rale in­di­cata sulla prima fac­ciata della tes­sera elettorale.


Re­fe­ren­dum, in campo la so­cietà ci­vile: Quat­tro sì per cam­biare l’Italia

È im­por­tante – il 12–13 giu­gno – rag­giun­gere il quo­rum di 25 mi­lioni di vo­tanti ai Re­fe­ren­dum e sce­gliere il SI a tutti i que­siti. È un voto che può porre al­cuni li­miti a un mo­dello di svi­luppo in­so­ste­ni­bile, che ignora i co­sti am­bien­tali, so­ciali e i beni co­muni, e a un po­tere po­li­tico che cal­pe­sta giu­sti­zia e democrazia.

Un suc­cesso dei SI al Re­fe­ren­dum co­strin­ge­rebbe la po­li­tica – sia del go­verno che dell’opposizione – a fare i conti con la vo­lontà dei cit­ta­dini. L’impegno delle mo­bi­li­ta­zioni so­ciali non si li­mi­te­rebbe a ma­ni­fe­sta­zioni fi­nora ina­scol­tate, ma can­cel­le­rebbe al­cune delle peg­giori leggi in­tro­dotte dal governo.



Que­sito n. 1 – re­fe­ren­dum ac­qua pub­blica – abro­ga­zione af­fi­da­mento ser­vi­zio ad ope­ra­tori privati
Re­fe­ren­dum po­po­lare n. 1 – SCHEDA DI COLORE ROSSO
“Vo­lete voi che sia abro­gato l’art. 23 bis (Ser­vizi pub­blici lo­cali di ri­le­vanza eco­no­mica) del de­creto legge 25 giu­gno 2008 n.112 “Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria” con­ver­tito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 6 ago­sto 2008, n.133, come mo­di­fi­cato dall’art.30, comma 26 della legge 23 lu­glio 2009, n.99 re­cante “Di­spo­si­zioni per lo svi­luppo e l’internazionalizzazione delle im­prese, non­ché in ma­te­ria di ener­gia” e dall’art.15 del de­creto legge 25 set­tem­bre 2009, n.135, re­cante “Di­spo­si­zioni ur­genti per l’attuazione di ob­bli­ghi co­mu­ni­tari e per l’esecuzione di sen­tenze della corte di giu­sti­zia della Co­mu­nità eu­ro­pea” con­ver­tito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 20 no­vem­bre 2009, n.166, nel te­sto ri­sul­tante a se­guito della sen­tenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.

Nota: Il primo que­sito sulla pri­va­tiz­za­zione dell’ac­qua pub­blica ri­guarda le mo­da­lità di af­fi­da­mento e ge­stione dei ser­vizi pub­blici lo­cali di ri­le­vanza economica.

Si deve vo­tare SÌ se si è con­tro la pri­va­tiz­za­zione dell’acqua e con­tro la ge­stione dei ser­vizi idrici da parte di pri­vati.

Si deve vo­tate NO se si è a fa­vore della le­gi­sla­zione attuale.


Que­sito n. 2 – re­fe­ren­dum ac­qua pub­blica – abro­ga­zione cal­colo ta­riffa se­condo lo­gi­che di “mercato”
Re­fe­ren­dum po­po­lare n. 2 – SCHEDA DI COLORE GIALLO
“Vo­lete voi che sia abro­gato il comma 1, dell’art. 154 (Ta­riffa del ser­vi­zio idrico in­te­grato) del De­creto Le­gi­sla­tivo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in ma­te­ria am­bien­tale”, li­mi­ta­ta­mente alla se­guente parte: “dell’adeguatezza della re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale investito”?”.

Nota: Il se­condo que­sito sulla pri­va­tiz­za­zione dell’ac­qua pub­blica ri­guarda la de­ter­mi­na­zione della ta­riffa del ser­vi­zio idrico in­te­grato in base all’adeguata re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale in­ve­stito. In que­sto caso agli elet­tori viene pro­po­sta una abro­ga­zione par­ziale della norma.

Si deve vo­tare SÌ se si è con­tro la norma che per­met­tere il pro­fitto (non il re­cu­pero dei co­sti di ge­stione e di in­ve­sti­mento, ma il gua­da­gno d’impresa) nell’erogazione del bene Ac­qua po­ta­bile.

Si deve vo­tate NO se si è a fa­vore della le­gi­sla­zione at­tuale che am­mette tale guadagno.


Que­sito n. 3 – re­fe­ren­dum ener­gia nucleare
Re­fe­ren­dum po­po­lare n. 3 – SCHEDA DI COLORE GRIGIO
“Vo­lete voi che sia abro­gato il decreto-legge 25 giu­gno 2008, n. 112, con­ver­tito con mo­di­fi­ca­zioni, dalla legge 6 ago­sto 2008, n. 133, nel te­sto ri­sul­tante per ef­fetto di mo­di­fi­ca­zioni ed in­te­gra­zioni suc­ces­sive, re­cante Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria, li­mi­ta­ta­mente alle se­guenti parti: art. 7, comma 1, let­tera d: rea­liz­za­zione nel ter­ri­to­rio na­zio­nale di im­pianti di pro­du­zione di ener­gia nucleare?”.

Nota: Lungo e ar­ti­co­lato il que­sito re­fe­ren­da­rio per abro­gare la norma per la “rea­liz­za­zione nel ter­ri­to­rio na­zio­nale di im­pianti di pro­du­zione di ener­gia nu­cleare”. Si tratta di una parte del de­creto legge re­cante “Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria” fir­mato il 25 giu­gno 2008 e con­ver­tito in legge “con mo­di­fi­ca­zioni” il 6 ago­sto dello stesso anno. An­che que­sto que­sito è stato pre­sen­tato dall’Idv.

Si deve vo­tare SÌ se si è con­tro la co­stru­zione di Cen­trali Nu­cleari in Italia.

Si deve vo­tate NO se si è a fa­vore della le­gi­sla­zione at­tuale che le prevede.


Que­sito n. 4 – re­fe­ren­dum le­git­timo impedimento
Re­fe­ren­dum po­po­lare n. 4 – SCHEDA DI COLORE VERDE CHIARO

“Vo­lete voi che siano abro­gati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 non­chè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 nu­mero 51 re­cante “di­spo­si­zioni in ma­te­ria di im­pe­di­mento a com­pa­rire in udienza?”.

Nota: Que­sto que­sito, per abro­gare la legge sul le­git­timo im­pe­di­mento, è quello dalle pos­si­bili ri­per­cus­sioni po­li­ti­che più forti. A pro­porre il re­fe­ren­dum è stata l’Italia dei Va­lori. Dopo la di­chia­ra­zione di par­ziale in­co­sti­tu­zio­nale della legge sul le­git­timo im­pe­di­mento, la Corte di Cas­sa­zione ha au­to­riz­zato, con or­di­nanza, lo svol­gi­mento del referendum.

Si deve vo­tare SÌ se si è con­trari al prin­ci­pio che Pre­si­dente del con­si­glio o mi­ni­stro pos­sano de­ci­dere di non com­pa­rire in tri­bu­nale nei pro­cessi che li ri­guar­dano.

Si deve vo­tate NO se si è a fa­vore della le­gi­sla­zione at­tuale che pre­vede que­sto “scudo” nei con­fronti del si­stema giudiziario.


Le po­si­zioni
I referendum abrogativi e confermativi in Italia

I re­fe­ren­dum abro­ga­tivi e confermativi

Dif­fi­cile par­lare delle po­si­zioni rac­colte da Fo­rum Ci­vico, senza ca­dere nell’espressione di pa­reri. Ci pro­viamo qui. In­vi­tiamo i let­tori ad espri­mere la loro posizione/parere nella se­zioni con­tri­buti dei let­tori a fondo pagina.

Per i “NO” si schiera chi ac­cetta, so­prat­tutto per coe­renza ad una “lo­gica” di mer­cato, sia la spe­cu­la­zione sull’acqua (pur sa­pendo che sia un bene pub­blico es­sen­ziale per la vita); sia la spe­cu­la­zione sul nu­cleare (pur sa­pendo che que­sto sia gio­care d’azzardo con il di­sa­stro nu­cleare a spese del pia­neta e delle ta­sche dei con­tri­buenti); sia la “li­bertà” di farla sem­pre franca, in quanto po­tenti, nei pa­lazzi di giustizia.

Per i 4 “SI” vo­te­ranno quei cit­ta­dini in­ter­vi­stati che cre­dono in un’Italia pu­lita, so­li­dale, giu­sta e li­bera dai ten­ta­coli an­che po­li­tici della ma­la­vita. Che cre­dono che la giu­sti­zia, per es­sere tale, deve es­sere as­so­lu­ta­mente uguale per tutti, an­che per i ric­chi e i po­tenti, e so­prat­tutto per i pro­pri am­mi­ni­stra­tori (pre­si­denti del con­si­glio in­clusi). Cit­ta­dini che, pre­vi­denti se non per sé, per i pro­pri fi­gli, vo­gliono vi­vere in un’Italia al si­curo dai di­sa­stri nu­cleari (la “pe­ste ra­dioat­tiva”), al ri­paro delle spe­cu­la­zioni dei po­chi sulla vita dei molti. E che re­cla­mano l’acqua come un bene ine­sti­ma­bile, pro­prietà ir­ri­nun­cia­bile di ogni italiano.


Il re­fe­ren­dum sul nucleare

No­no­stante l’approvazione della mo­ra­to­ria di un anno sul nu­cleare in Ita­lia, il re­fe­ren­dum non si ferma. An­che per que­sto si vo­terà a giugno.

Ed è as­sai pro­ba­bile che con il re­fe­ren­dum del pros­simo giu­gno gli ita­liani di­ranno ‘no’ al nu­cleare. Se­condo al­cuni son­daggi, in­fatti, il 90 per cento circa de­gli ita­liani pre­fe­ri­sce le fonti rin­no­va­bili al nu­cleare. Non solo. A quanto pare, dopo il di­sa­stro in Giap­pone il 17 per cento della po­po­la­zione ha cam­biato idea sulla si­cu­rezza delle cen­trali nu­cleari, ora è pari al 69 per cento il nu­mero di per­sone con­tra­rie a que­sta misura.

Per i Sì, o per i No, ma vo­tiamo tutti


Non vo­tare, adesso che tanto è stato fatto per ga­ran­tire una scelta de­mo­cra­tica del po­polo, vor­rebbe dire per­dere un’occasione im­por­tan­tis­sima per af­fer­mare con chia­rezza che i cit­ta­dini de­vono es­sere ascol­tati. Vo­tiamo tutti. Per i Sì o per i No, cia­scuno voti a se­conda della pro­pria co­scienza. Ma vo­tiamo tutti. Non la­sciamo la de­mo­cra­zia nelle mani dei pochi.

Ri­cor­diamo inol­tre, per cor­ret­tezza, che è pos­si­bile sce­gliere quali re­fe­ren­dum vo­tare, ri­ti­rando solo le schede che in­te­res­sano. Il quo­rum in­fatti viene cal­co­lato per ogni sin­golo quesito.

Per il SI o per il No ma andiamo a votare ......

Una scheda com­pleta sui quat­tro que­siti re­fe­ren­dari del 12 e 13 Giu­gno 2011, che ri­guar­dano: il le­git­timo im­pe­di­mento, la pri­va­tiz­za­zione di fatto dell’acqua pre­vi­sto dal de­creto “Ron­chi” (due que­siti) e il ri­torno all’energia nucleare.


Cosa sono i referendum

Il re­fe­ren­dum è uno stru­mento di eser­ci­zio della so­vra­nità po­po­lare, san­cita all’articolo 1 della Co­sti­tu­zione della Re­pub­blica Ita­liana, e l’esito re­fe­ren­da­rio è una fonte del di­ritto pri­ma­ria che vin­cola i le­gi­sla­tori al ri­spetto della vo­lontà del po­polo. Sono quat­tro le ti­po­lo­gie di re­fe­ren­dum con­tem­plate dalla Co­sti­tu­zione italiana:

il re­fe­ren­dum abro­ga­tivo di leggi e atti aventi forza di legge,
quello sulle leggi co­sti­tu­zio­nali e di re­vi­sione costituzionale,
quello ri­guar­dante la fu­sione di re­gioni esi­stenti o la crea­zione di nuove regioni,
quello ri­guar­dante il pas­sag­gio da una Re­gione ad un’altra di Pro­vince o Comuni.

Il re­fe­ren­dum abro­ga­tivo di leggi e atti aventi forza di legge (ar­ti­colo 75) si uti­lizza come so­lu­zione per abo­lire una legge già esi­stente o parte di questa.


De­scri­zione breve dei re­fe­ren­dum del 12 e 13 giu­gno 2011

Il 12 e 13 giu­gno 2011 i cit­ta­dini ita­liani sono chia­mati ad espri­mere il pro­prio voto su 4 que­siti referendari.
L’elettore, per vo­tare, deve esi­bire al pre­si­dente del seg­gio la tes­sera elet­to­rale ed un do­cu­mento di riconoscimento.
L’elettore ri­ceve da un com­po­nente del seg­gio 4 schede di di­verso colore:
Il voto “SI”, trac­ciato sulla scheda, in­dica la vo­lontà di abro­gare la nor­ma­tiva ri­chia­mata dal que­sito referendario.
Il voto “NO”, trac­ciato sulla scheda, in­dica la vo­lontà di man­te­nere la vi­gente nor­ma­tiva ri­chia­mata dal que­sito referendario.


Quando si vota

Le ope­ra­zioni di voto si svolgono:

Do­me­nica 12 giu­gno 2011, dalle 8:00 alle 22:00

e

Lu­nedì 13 giu­gno 2011, dalle 7:00 alle 15:00.

Se­condo legge po­te­vano es­sere svolti tra il 15 aprile e il 15 giu­gno, ma i re­fe­ren­dum abro­ga­tivi sono stati in­fine fis­sati per il 12 e 13 giu­gno, quindi senza unire il voto con le ele­zioni am­mi­ni­stra­tive del 15–16 maggio.

Tale scelta è stata cri­ti­cata quale enorme spreco di de­naro pub­blico e come ten­ta­tivo di non far rag­giun­gere il quo­rum ai re­fe­ren­dum. Un ten­ta­tivo di boi­cot­tag­gio. In­fatti se non an­dranno a vo­tare il 50% + 1 de­gli aventi di­ritto i re­fe­ren­dum non sa­ranno validi.

referendum

Il Mi­ni­stro de­gli In­terni Ro­berto Ma­roni (della Lega di “Roma la­drona”) ha scelto per la di­vi­sione delle due con­sul­ta­zioni. Di fatto que­sta de­ci­sione co­sterà alle casse dello stato, come evi­den­ziano al­cune stime ri­por­tate dalla stampa, uno spreco di 400 mi­lioni di euro in più ri­spetto ad un ipo­te­tico ac­cor­pa­mento delle ele­zioni am­mi­ni­stra­tive col referendum.


Dove si vota

Gli elet­tori de­vono vo­tare nel pro­prio Co­mune di re­si­denza, nella se­zione elet­to­rale in­di­cata sulla prima fac­ciata della tes­sera elettorale.


Re­fe­ren­dum, in campo la so­cietà ci­vile: Quat­tro sì per cam­biare l’Italia

È im­por­tante – il 12–13 giu­gno – rag­giun­gere il quo­rum di 25 mi­lioni di vo­tanti ai Re­fe­ren­dum e sce­gliere il SI a tutti i que­siti. È un voto che può porre al­cuni li­miti a un mo­dello di svi­luppo in­so­ste­ni­bile, che ignora i co­sti am­bien­tali, so­ciali e i beni co­muni, e a un po­tere po­li­tico che cal­pe­sta giu­sti­zia e democrazia.

Un suc­cesso dei SI al Re­fe­ren­dum co­strin­ge­rebbe la po­li­tica – sia del go­verno che dell’opposizione – a fare i conti con la vo­lontà dei cit­ta­dini. L’impegno delle mo­bi­li­ta­zioni so­ciali non si li­mi­te­rebbe a ma­ni­fe­sta­zioni fi­nora ina­scol­tate, ma can­cel­le­rebbe al­cune delle peg­giori leggi in­tro­dotte dal governo.



Que­sito n. 1 – re­fe­ren­dum ac­qua pub­blica – abro­ga­zione af­fi­da­mento ser­vi­zio ad ope­ra­tori privati
Re­fe­ren­dum po­po­lare n. 1 – SCHEDA DI COLORE ROSSO
“Vo­lete voi che sia abro­gato l’art. 23 bis (Ser­vizi pub­blici lo­cali di ri­le­vanza eco­no­mica) del de­creto legge 25 giu­gno 2008 n.112 “Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria” con­ver­tito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 6 ago­sto 2008, n.133, come mo­di­fi­cato dall’art.30, comma 26 della legge 23 lu­glio 2009, n.99 re­cante “Di­spo­si­zioni per lo svi­luppo e l’internazionalizzazione delle im­prese, non­ché in ma­te­ria di ener­gia” e dall’art.15 del de­creto legge 25 set­tem­bre 2009, n.135, re­cante “Di­spo­si­zioni ur­genti per l’attuazione di ob­bli­ghi co­mu­ni­tari e per l’esecuzione di sen­tenze della corte di giu­sti­zia della Co­mu­nità eu­ro­pea” con­ver­tito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 20 no­vem­bre 2009, n.166, nel te­sto ri­sul­tante a se­guito della sen­tenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.

Nota: Il primo que­sito sulla pri­va­tiz­za­zione dell’ac­qua pub­blica ri­guarda le mo­da­lità di af­fi­da­mento e ge­stione dei ser­vizi pub­blici lo­cali di ri­le­vanza economica.

Si deve vo­tare SÌ se si è con­tro la pri­va­tiz­za­zione dell’acqua e con­tro la ge­stione dei ser­vizi idrici da parte di pri­vati.

Si deve vo­tate NO se si è a fa­vore della le­gi­sla­zione attuale.


Que­sito n. 2 – re­fe­ren­dum ac­qua pub­blica – abro­ga­zione cal­colo ta­riffa se­condo lo­gi­che di “mercato”
Re­fe­ren­dum po­po­lare n. 2 – SCHEDA DI COLORE GIALLO
“Vo­lete voi che sia abro­gato il comma 1, dell’art. 154 (Ta­riffa del ser­vi­zio idrico in­te­grato) del De­creto Le­gi­sla­tivo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in ma­te­ria am­bien­tale”, li­mi­ta­ta­mente alla se­guente parte: “dell’adeguatezza della re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale investito”?”.

Nota: Il se­condo que­sito sulla pri­va­tiz­za­zione dell’ac­qua pub­blica ri­guarda la de­ter­mi­na­zione della ta­riffa del ser­vi­zio idrico in­te­grato in base all’adeguata re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale in­ve­stito. In que­sto caso agli elet­tori viene pro­po­sta una abro­ga­zione par­ziale della norma.

Si deve vo­tare SÌ se si è con­tro la norma che per­met­tere il pro­fitto (non il re­cu­pero dei co­sti di ge­stione e di in­ve­sti­mento, ma il gua­da­gno d’impresa) nell’erogazione del bene Ac­qua po­ta­bile.

Si deve vo­tate NO se si è a fa­vore della le­gi­sla­zione at­tuale che am­mette tale guadagno.


Que­sito n. 3 – re­fe­ren­dum ener­gia nucleare
Re­fe­ren­dum po­po­lare n. 3 – SCHEDA DI COLORE GRIGIO
“Vo­lete voi che sia abro­gato il decreto-legge 25 giu­gno 2008, n. 112, con­ver­tito con mo­di­fi­ca­zioni, dalla legge 6 ago­sto 2008, n. 133, nel te­sto ri­sul­tante per ef­fetto di mo­di­fi­ca­zioni ed in­te­gra­zioni suc­ces­sive, re­cante Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria, li­mi­ta­ta­mente alle se­guenti parti: art. 7, comma 1, let­tera d: rea­liz­za­zione nel ter­ri­to­rio na­zio­nale di im­pianti di pro­du­zione di ener­gia nucleare?”.

Nota: Lungo e ar­ti­co­lato il que­sito re­fe­ren­da­rio per abro­gare la norma per la “rea­liz­za­zione nel ter­ri­to­rio na­zio­nale di im­pianti di pro­du­zione di ener­gia nu­cleare”. Si tratta di una parte del de­creto legge re­cante “Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria” fir­mato il 25 giu­gno 2008 e con­ver­tito in legge “con mo­di­fi­ca­zioni” il 6 ago­sto dello stesso anno. An­che que­sto que­sito è stato pre­sen­tato dall’Idv.

Si deve vo­tare SÌ se si è con­tro la co­stru­zione di Cen­trali Nu­cleari in Italia.

Si deve vo­tate NO se si è a fa­vore della le­gi­sla­zione at­tuale che le prevede.


Que­sito n. 4 – re­fe­ren­dum le­git­timo impedimento
Re­fe­ren­dum po­po­lare n. 4 – SCHEDA DI COLORE VERDE CHIARO

“Vo­lete voi che siano abro­gati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 non­chè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 nu­mero 51 re­cante “di­spo­si­zioni in ma­te­ria di im­pe­di­mento a com­pa­rire in udienza?”.

Nota: Que­sto que­sito, per abro­gare la legge sul le­git­timo im­pe­di­mento, è quello dalle pos­si­bili ri­per­cus­sioni po­li­ti­che più forti. A pro­porre il re­fe­ren­dum è stata l’Italia dei Va­lori. Dopo la di­chia­ra­zione di par­ziale in­co­sti­tu­zio­nale della legge sul le­git­timo im­pe­di­mento, la Corte di Cas­sa­zione ha au­to­riz­zato, con or­di­nanza, lo svol­gi­mento del referendum.

Si deve vo­tare SÌ se si è con­trari al prin­ci­pio che Pre­si­dente del con­si­glio o mi­ni­stro pos­sano de­ci­dere di non com­pa­rire in tri­bu­nale nei pro­cessi che li ri­guar­dano.

Si deve vo­tate NO se si è a fa­vore della le­gi­sla­zione at­tuale che pre­vede que­sto “scudo” nei con­fronti del si­stema giudiziario.


Le po­si­zioni
I referendum abrogativi e confermativi in Italia



Per i “NO” si schiera chi ac­cetta, so­prat­tutto per coe­renza ad una “lo­gica” di mer­cato, sia la spe­cu­la­zione sull’acqua (pur sa­pendo che sia un bene pub­blico es­sen­ziale per la vita); sia la spe­cu­la­zione sul nu­cleare (pur sa­pendo che que­sto sia gio­care d’azzardo con il di­sa­stro nu­cleare a spese del pia­neta e delle ta­sche dei con­tri­buenti); sia la “li­bertà” di farla sem­pre franca, in quanto po­tenti, nei pa­lazzi di giustizia.



Il re­fe­ren­dum sul nucleare

No­no­stante l’approvazione della mo­ra­to­ria di un anno sul nu­cleare in Ita­lia, il re­fe­ren­dum non si ferma. An­che per que­sto si vo­terà a giugno.

Ed è as­sai pro­ba­bile che con il re­fe­ren­dum del pros­simo giu­gno gli ita­liani di­ranno ‘no’ al nu­cleare. Se­condo al­cuni son­daggi, in­fatti, il 90 per cento circa de­gli ita­liani pre­fe­ri­sce le fonti rin­no­va­bili al nu­cleare. Non solo. A quanto pare, dopo il di­sa­stro in Giap­pone il 17 per cento della po­po­la­zione ha cam­biato idea sulla si­cu­rezza delle cen­trali nu­cleari, ora è pari al 69 per cento il nu­mero di per­sone con­tra­rie a que­sta misura.


Per i Sì, o per i No, ma vo­tiamo tutti


Non vo­tare, adesso che tanto è stato fatto per ga­ran­tire una scelta de­mo­cra­tica del po­polo, vor­rebbe dire per­dere un’occasione im­por­tan­tis­sima per af­fer­mare con chia­rezza che i cit­ta­dini de­vono es­sere ascol­tati. Vo­tiamo tutti. Per i Sì o per i No, cia­scuno voti a se­conda della pro­pria co­scienza. Ma vo­tiamo tutti. Non la­sciamo la de­mo­cra­zia nelle mani dei pochi.

Ri­cor­diamo inol­tre, per cor­ret­tezza, che è pos­si­bile sce­gliere quali re­fe­ren­dum vo­tare, ri­ti­rando solo le schede che in­te­res­sano. Il quo­rum in­fatti viene cal­co­lato per ogni sin­golo quesito.

domenica 5 giugno 2011

DERIVATI

DAL BLOG ICEBERGFINANZA DI ANDREA M.

DERIVATI: UN MONDO ALLA DERIVA!




Come ho confidato nel settembre del 2009 in una intervista a Fondionline la mia sensazione è che non manchi poi molto alla seconda ondata della Grande Crisi, come ha confermato recentemente anche il segretario al Tesoro americano Geithner.

Nuovi fallimenti e sofferenze dall’economia reale attendendo l’innesco della bomba dei derivati che non mancherà di mettere a dura prova la stessa solvibilità dei principali istituti finanziari ed assicurativi mondiali.

Nel mio libro c'è un intero capitolo dedicato ai rischi di questo mondo derivato.

A gennaio nel post dedicato “ No Man’s Ocean 2011” abbiamo visto come ad esempio Dexia raggiungeva il 180 % della crescita del prodotto interno lordo del Belgio in relazione agli impieghi.

E’ di ieri la notizia che … Già da oggi Dexia potrebbe correre ai ripari presentando una maxi-ristrutturazione per poter affrontare quello che è per la seconda volta lo spettro del default. L’istituto franco-belga affronta oggi nuovamente una crisi dovuta alla sua esposizione a mercati ad elevato rischio.Gran parte del portafoglio di Dexia risulta esposto su Grecia, Irlanda, Portogallo e subprime USA. A ciò è da sommarsi anche una zavorra data dal riassetto legato al salvataggio del 2008 quando l’istituto fu graziato da un intervento di ben due stati: Francia e Belgio.

Oltre a dover negoziare l’uscita dai prestiti di stato, 6,4 miliardi come valore, Dexia affronta il peso della Grecia che le ha portato un credit watch negativo da parte di S&P. Oltre il 21% del portafoglio è esposto infatti sul paese ellenico, che in soldi fa qualche cosa come 3,5 miliardi di euro.Il piano di Dexia risulta cruciale per l’Italia per due motivi, da un lato il futuro della divisione italiana Dexia Crediop e dall’altro le cause in corso sui derivati. Voci danno già in vendita la unit italiana specializzata nella finanza pubblica, mentre per la parte dei derivati la questione è più complicata.

Intanto sul mercato si è assistito venerdì alla sospensione del titolo e sul mercato obbligazionario si assiste ad un diffuso calo delle quotazioni a fronte del rischio con un aumento del premio a scadenza. Borsaefinanza

Basterebbe questa notizia per far comprendere come in realtà siamo entrati nella seconda fase di questa immensa depressione economico/finanziaria, ma probabilmente non c'è ancora la percezione di quello che in realtà potrebbe accadere.

Il futuro governatore della BCE non perde occasione per ricordare come...

La riforma degli strumenti derivati negoziati over-the-counter porterà all'aumento della trasparenza e dei requisiti di capitale per ridurre i rischi sistemici. Il sistema bancario ombra sarà oggetto di nuove regole per contenere i rischi generati da eccessi di leva finanziaria e illiquidità. Il governatore Mario Draghi ha così confermato l'arrivo di un'ulteriore stretta a derivati Otc e intermediazione creditizia non regolamentata. Ma la Banca d'Italia, oltre al ruolo di vigilante della stabilità del sistema, monitora la finanza strutturata quando «di difficile comprensione per gli investitori non professionali», per tutelare i risparmiatori. È questo il caso degli Etf basati sull'uso degli swap che, come si legge nella Relazione annuale, «possono essere esposti a rischi di controparte e di liquidità» mentre quelli «a leva possono presentare profili di rischio e rendimento molto diversi» dagli Etf non strutturati. In quanto ai derivati usati da enti locali e territoriali, la Relazione rileva una diminuzione del valore nozionale degli strumenti in essere e del mark-to-market negativo.


Ma a parte parlare in questi anni non abbiamo visto nulla che il realtà possa mettere sotto controllo questi strumenti di distruzione di massa, perchè in molti sono sul libro paga delle lobby che dettano le regole sempre e comunque. Ecco perchè siamo ostaggi di un gruppo di criminali che manovra il sistema con i guanti di velluto.

Negli ultimi tempi le agenzie di rating si sforzano di mettere sotto osservazione i sistemi finanziari di alcuni paesi ieri l'Inghilterra oggi l'America scoprendo l'acqua bagnata...

L'agenzia di rating Moody's ha fatto sapere di essere pronta a sottoporre la valutazione degli Stati Uniti a revisione per un possibile downgrade, se nelle prossime settimane non dovessero esserci progressi per innalzare il limite del debito pubblico scongiurando il rischio di default del Paese. Se ciò dovesse verificarsi, l'agenzia ha fatto sapere che il rating degli Stati Uniti, Aaa (il massimo possibile), rimarrebbe immutato. Tuttavia, l'agenzia afferma che, se non ci sarà un «accordo credibile» sulla riduzione del deficit potrebbe essere rivisto l'outlook del Paese, che potrebbe essere abbassato da «stabile» a «negativo». L'outlook degli Stati Uniti è già stato tagliato da S&P's lo scorso 18 aprile.

Moody's Investor Service ha inoltre avviato una revisione del rating sul credito senior e subordinato di Citigroup, Bank of America e Wells Fargo per una possibile revisione al ribasso della valutazione. La decisione dell'agenzia di rating è legata all'eccessiva esposizione in mutui residenziali delle tre grandi banche americane.Sole24Ore


Massimo ieri chi ha detto che se in Inghilterra si dovesse comprendere nel computo del debito pubblico anche tutti gli aiuti e le garanzie del governo al proprio sistema bancario il debito inglese esploderebbe al 145 % altro che quello italiano, ma in pochi hanno il coraggio di dire le cose come stanno, cercando di evidenziare pur nelle estreme difficoltà del nostro Paese come siamo messi megli di tanti altri.

Che poi il Financial Times non perda tempo nel criticare la pagliuzza che si trova nell'occhio dei vicini senza menzionare una sola volta l'enorme trave situata nel cuore della finanza inglese fa parte del gioco spesso assecondato da qualche ignorante o interessato osservatore .

Ad esempio nessuno vi ha mai raccontato che in Svizzera esiste la più alta percentuale al mondo di debiti delle famiglie o che il governo svizzero non potrebbe mai nazionalizzare le proprie banche perchè...andate a rivedervi il post " No Man's Ocean 2011" date un'occhiata agli impieghi...

Noi di Icebergfinanza andiamo oltre cercando di far riflettere e guardando dietro le apparenze!

Ma si sa nessuna banca può fallire in santa pace ed ora nessuno Stato. Ma andiamo oltre...

Un'altra crisi finanziaria in vista a causa dei derivati. È solo una battuta di un economista in cerca di facile visibilità mediatica? Non proprio, se a parlare è Mark Mobius, presidente esecutivo di Templeton Asset Management per i mercati emergenti, un profondo conoscitore dei mercati internazionali e responsabile di uno dei maggiori operatori globali. Mobius ha precisato che un'altra crisi finanziaria è inevitabile perché le cause di quella precedente non sono state risolte.

Ma è possibile che dopo il varo della legge di riforma finanziaria Dodd-Frank negli Stati Uniti ci siano ancora questi problemi? «C'è un'altra crisi finanziaria dietro l'angolo, perché non abbiamo risolto nessuno dei motivi che hanno causato la crisi precedente», ha detto il 30 maggio Mobius al Club dei Foreign Correspondents a Tokyo, in risposta ad una domanda sui prezzi altalenanti. «Sono stati regolamentati i derivati? No. Siamo forse ancora in una fase con una crescita trainata dai derivati? Sì», ha ribadito Mobius. Banche Ue e derivati: una mina da 4mila miliardi. Il peso degli asset tossici sui bilanci

(...)Ma cosa è accaduto dopo il varo del Dodd Frank act?
«Il valore totale dei derivati in tutto il mondo supera il totale mondiale del prodotto interno lordo di dieci volte», ha detto Mobius, che gestisce più di 50 miliardi di dollari di asset. Con quel volume di scommesse in direzioni opposte, impossibile non aspettarsi la volatilità e le crisi dei mercati azionari.

La crisi finanziaria mondiale tre anni fa è stata causata in parte proprio dalla proliferazione di prodotti derivati legati ai mutui immobiliari americani che hanno cessato di guadagnare, provocando centinaia di miliardi di dollari in svalutazioni, un fatto che portò successivamente al crollo di Lehman Brothers il 15 settembre 2008. (...)«Le banche sono più grandi rispetto a prima? Sì, sono più grandi di prima - ha detto Mobius -. Sono troppo grandi per fallire». Esattamente il contrario di quello che raccomandava Paul Volcker al presidente Obama, cioè di evitare giganti troppo grandi per fallire. La paura della crisi sembra passata senza che siano stati erette nuove difese contro i derivati, i nuovi "barbari" sempre pronti ad attaccare le mura dell'impero finanziario. Sole24Ore

Comunque sia ora abbiamo un problema l'economia reale, il peggioramento evidente ed inevitabile delle condizioni macroeconomiche e fondamentali mondiali, un'economia ostaggio delle finanza e della politica, ostaggio dell'ignoranza della gente comune, che ignora e non vuole conoscere in attesa della prossima e probabilmente definitiva nuova tempesta perfetta.