"La famiglia è la prima sede dove si comprende il significato dell'esistenza. In un mondo in cui prevalgono i valori del profitto, della ricchezza, del piacere, la cultura dell'accoglienza mira a coltivare i valori del servizio e del dono."
lunedì 13 giugno 2011
sabato 11 giugno 2011
Referendum 12 e 13 giugno per il SI o per il No ma andiamo a votare ......
Referendum 12 e 13 Giugno 2011
Una scheda completa sui quattro quesiti referendari del 12 e 13 Giugno 2011, che riguardano: il legittimo impedimento, la privatizzazione di fatto dell’acqua previsto dal decreto “Ronchi” (due quesiti) e il ritorno all’energia nucleare.
Cosa sono i referendum
Il referendum è uno strumento di esercizio della sovranità popolare, sancita all’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana, e l’esito referendario è una fonte del diritto primaria che vincola i legislatori al rispetto della volontà del popolo. Sono quattro le tipologie di referendum contemplate dalla Costituzione italiana:
il referendum abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge,
quello sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale,
quello riguardante la fusione di regioni esistenti o la creazione di nuove regioni,
quello riguardante il passaggio da una Regione ad un’altra di Province o Comuni.
Il referendum abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge (articolo 75) si utilizza come soluzione per abolire una legge già esistente o parte di questa.
Descrizione breve dei referendum del 12 e 13 giugno 2011
Il 12 e 13 giugno 2011 i cittadini italiani sono chiamati ad esprimere il proprio voto su 4 quesiti referendari.
L’elettore, per votare, deve esibire al presidente del seggio la tessera elettorale ed un documento di riconoscimento.
L’elettore riceve da un componente del seggio 4 schede di diverso colore:
Il voto “SI”, tracciato sulla scheda, indica la volontà di abrogare la normativa richiamata dal quesito referendario.
Il voto “NO”, tracciato sulla scheda, indica la volontà di mantenere la vigente normativa richiamata dal quesito referendario.
Quando si vota
Le operazioni di voto si svolgono:
Domenica 12 giugno 2011, dalle 8:00 alle 22:00
e
Lunedì 13 giugno 2011, dalle 7:00 alle 15:00.
Secondo legge potevano essere svolti tra il 15 aprile e il 15 giugno, ma i referendum abrogativi sono stati infine fissati per il 12 e 13 giugno, quindi senza unire il voto con le elezioni amministrative del 15–16 maggio.
Tale scelta è stata criticata quale enorme spreco di denaro pubblico e come tentativo di non far raggiungere il quorum ai referendum. Un tentativo di boicottaggio. Infatti se non andranno a votare il 50% + 1 degli aventi diritto i referendum non saranno validi.
referendum
Il Ministro degli Interni Roberto Maroni (della Lega di “Roma ladrona”) ha scelto per la divisione delle due consultazioni. Di fatto questa decisione costerà alle casse dello stato, come evidenziano alcune stime riportate dalla stampa, uno spreco di 400 milioni di euro in più rispetto ad un ipotetico accorpamento delle elezioni amministrative col referendum.
Dove si vota
Gli elettori devono votare nel proprio Comune di residenza, nella sezione elettorale indicata sulla prima facciata della tessera elettorale.
Referendum, in campo la società civile: Quattro sì per cambiare l’Italia
È importante – il 12–13 giugno – raggiungere il quorum di 25 milioni di votanti ai Referendum e scegliere il SI a tutti i quesiti. È un voto che può porre alcuni limiti a un modello di sviluppo insostenibile, che ignora i costi ambientali, sociali e i beni comuni, e a un potere politico che calpesta giustizia e democrazia.
Un successo dei SI al Referendum costringerebbe la politica – sia del governo che dell’opposizione – a fare i conti con la volontà dei cittadini. L’impegno delle mobilitazioni sociali non si limiterebbe a manifestazioni finora inascoltate, ma cancellerebbe alcune delle peggiori leggi introdotte dal governo.
Quesito n. 1 – referendum acqua pubblica – abrogazione affidamento servizio ad operatori privati
Referendum popolare n. 1 – SCHEDA DI COLORE ROSSO
“Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.
Nota: Il primo quesito sulla privatizzazione dell’acqua pubblica riguarda le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Si deve votare SÌ se si è contro la privatizzazione dell’acqua e contro la gestione dei servizi idrici da parte di privati.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale.
Quesito n. 2 – referendum acqua pubblica – abrogazione calcolo tariffa secondo logiche di “mercato”
Referendum popolare n. 2 – SCHEDA DI COLORE GIALLO
“Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?”.
Nota: Il secondo quesito sulla privatizzazione dell’acqua pubblica riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo caso agli elettori viene proposta una abrogazione parziale della norma.
Si deve votare SÌ se si è contro la norma che permettere il profitto (non il recupero dei costi di gestione e di investimento, ma il guadagno d’impresa) nell’erogazione del bene Acqua potabile.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che ammette tale guadagno.
Quesito n. 3 – referendum energia nucleare
Referendum popolare n. 3 – SCHEDA DI COLORE GRIGIO
“Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?”.
Nota: Lungo e articolato il quesito referendario per abrogare la norma per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”. Si tratta di una parte del decreto legge recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno. Anche questo quesito è stato presentato dall’Idv.
Si deve votare SÌ se si è contro la costruzione di Centrali Nucleari in Italia.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che le prevede.
Quesito n. 4 – referendum legittimo impedimento
Referendum popolare n. 4 – SCHEDA DI COLORE VERDE CHIARO
“Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?”.
Nota: Questo quesito, per abrogare la legge sul legittimo impedimento, è quello dalle possibili ripercussioni politiche più forti. A proporre il referendum è stata l’Italia dei Valori. Dopo la dichiarazione di parziale incostituzionale della legge sul legittimo impedimento, la Corte di Cassazione ha autorizzato, con ordinanza, lo svolgimento del referendum.
Si deve votare SÌ se si è contrari al principio che Presidente del consiglio o ministro possano decidere di non comparire in tribunale nei processi che li riguardano.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che prevede questo “scudo” nei confronti del sistema giudiziario.
Le posizioni
I referendum abrogativi e confermativi in Italia
I referendum abrogativi e confermativi
Difficile parlare delle posizioni raccolte da Forum Civico, senza cadere nell’espressione di pareri. Ci proviamo qui. Invitiamo i lettori ad esprimere la loro posizione/parere nella sezioni contributi dei lettori a fondo pagina.
Per i “NO” si schiera chi accetta, soprattutto per coerenza ad una “logica” di mercato, sia la speculazione sull’acqua (pur sapendo che sia un bene pubblico essenziale per la vita); sia la speculazione sul nucleare (pur sapendo che questo sia giocare d’azzardo con il disastro nucleare a spese del pianeta e delle tasche dei contribuenti); sia la “libertà” di farla sempre franca, in quanto potenti, nei palazzi di giustizia.
Per i 4 “SI” voteranno quei cittadini intervistati che credono in un’Italia pulita, solidale, giusta e libera dai tentacoli anche politici della malavita. Che credono che la giustizia, per essere tale, deve essere assolutamente uguale per tutti, anche per i ricchi e i potenti, e soprattutto per i propri amministratori (presidenti del consiglio inclusi). Cittadini che, previdenti se non per sé, per i propri figli, vogliono vivere in un’Italia al sicuro dai disastri nucleari (la “peste radioattiva”), al riparo delle speculazioni dei pochi sulla vita dei molti. E che reclamano l’acqua come un bene inestimabile, proprietà irrinunciabile di ogni italiano.
Il referendum sul nucleare
Nonostante l’approvazione della moratoria di un anno sul nucleare in Italia, il referendum non si ferma. Anche per questo si voterà a giugno.
Ed è assai probabile che con il referendum del prossimo giugno gli italiani diranno ‘no’ al nucleare. Secondo alcuni sondaggi, infatti, il 90 per cento circa degli italiani preferisce le fonti rinnovabili al nucleare. Non solo. A quanto pare, dopo il disastro in Giappone il 17 per cento della popolazione ha cambiato idea sulla sicurezza delle centrali nucleari, ora è pari al 69 per cento il numero di persone contrarie a questa misura.
Per i Sì, o per i No, ma votiamo tutti
Non votare, adesso che tanto è stato fatto per garantire una scelta democratica del popolo, vorrebbe dire perdere un’occasione importantissima per affermare con chiarezza che i cittadini devono essere ascoltati. Votiamo tutti. Per i Sì o per i No, ciascuno voti a seconda della propria coscienza. Ma votiamo tutti. Non lasciamo la democrazia nelle mani dei pochi.
Ricordiamo inoltre, per correttezza, che è possibile scegliere quali referendum votare, ritirando solo le schede che interessano. Il quorum infatti viene calcolato per ogni singolo quesito.
Una scheda completa sui quattro quesiti referendari del 12 e 13 Giugno 2011, che riguardano: il legittimo impedimento, la privatizzazione di fatto dell’acqua previsto dal decreto “Ronchi” (due quesiti) e il ritorno all’energia nucleare.
Cosa sono i referendum
Il referendum è uno strumento di esercizio della sovranità popolare, sancita all’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana, e l’esito referendario è una fonte del diritto primaria che vincola i legislatori al rispetto della volontà del popolo. Sono quattro le tipologie di referendum contemplate dalla Costituzione italiana:
il referendum abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge,
quello sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale,
quello riguardante la fusione di regioni esistenti o la creazione di nuove regioni,
quello riguardante il passaggio da una Regione ad un’altra di Province o Comuni.
Il referendum abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge (articolo 75) si utilizza come soluzione per abolire una legge già esistente o parte di questa.
Descrizione breve dei referendum del 12 e 13 giugno 2011
Il 12 e 13 giugno 2011 i cittadini italiani sono chiamati ad esprimere il proprio voto su 4 quesiti referendari.
L’elettore, per votare, deve esibire al presidente del seggio la tessera elettorale ed un documento di riconoscimento.
L’elettore riceve da un componente del seggio 4 schede di diverso colore:
Il voto “SI”, tracciato sulla scheda, indica la volontà di abrogare la normativa richiamata dal quesito referendario.
Il voto “NO”, tracciato sulla scheda, indica la volontà di mantenere la vigente normativa richiamata dal quesito referendario.
Quando si vota
Le operazioni di voto si svolgono:
Domenica 12 giugno 2011, dalle 8:00 alle 22:00
e
Lunedì 13 giugno 2011, dalle 7:00 alle 15:00.
Secondo legge potevano essere svolti tra il 15 aprile e il 15 giugno, ma i referendum abrogativi sono stati infine fissati per il 12 e 13 giugno, quindi senza unire il voto con le elezioni amministrative del 15–16 maggio.
Tale scelta è stata criticata quale enorme spreco di denaro pubblico e come tentativo di non far raggiungere il quorum ai referendum. Un tentativo di boicottaggio. Infatti se non andranno a votare il 50% + 1 degli aventi diritto i referendum non saranno validi.
referendum
Il Ministro degli Interni Roberto Maroni (della Lega di “Roma ladrona”) ha scelto per la divisione delle due consultazioni. Di fatto questa decisione costerà alle casse dello stato, come evidenziano alcune stime riportate dalla stampa, uno spreco di 400 milioni di euro in più rispetto ad un ipotetico accorpamento delle elezioni amministrative col referendum.
Dove si vota
Gli elettori devono votare nel proprio Comune di residenza, nella sezione elettorale indicata sulla prima facciata della tessera elettorale.
Referendum, in campo la società civile: Quattro sì per cambiare l’Italia
È importante – il 12–13 giugno – raggiungere il quorum di 25 milioni di votanti ai Referendum e scegliere il SI a tutti i quesiti. È un voto che può porre alcuni limiti a un modello di sviluppo insostenibile, che ignora i costi ambientali, sociali e i beni comuni, e a un potere politico che calpesta giustizia e democrazia.
Un successo dei SI al Referendum costringerebbe la politica – sia del governo che dell’opposizione – a fare i conti con la volontà dei cittadini. L’impegno delle mobilitazioni sociali non si limiterebbe a manifestazioni finora inascoltate, ma cancellerebbe alcune delle peggiori leggi introdotte dal governo.
Quesito n. 1 – referendum acqua pubblica – abrogazione affidamento servizio ad operatori privati
Referendum popolare n. 1 – SCHEDA DI COLORE ROSSO
“Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.
Nota: Il primo quesito sulla privatizzazione dell’acqua pubblica riguarda le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Si deve votare SÌ se si è contro la privatizzazione dell’acqua e contro la gestione dei servizi idrici da parte di privati.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale.
Quesito n. 2 – referendum acqua pubblica – abrogazione calcolo tariffa secondo logiche di “mercato”
Referendum popolare n. 2 – SCHEDA DI COLORE GIALLO
“Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?”.
Nota: Il secondo quesito sulla privatizzazione dell’acqua pubblica riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo caso agli elettori viene proposta una abrogazione parziale della norma.
Si deve votare SÌ se si è contro la norma che permettere il profitto (non il recupero dei costi di gestione e di investimento, ma il guadagno d’impresa) nell’erogazione del bene Acqua potabile.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che ammette tale guadagno.
Quesito n. 3 – referendum energia nucleare
Referendum popolare n. 3 – SCHEDA DI COLORE GRIGIO
“Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?”.
Nota: Lungo e articolato il quesito referendario per abrogare la norma per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”. Si tratta di una parte del decreto legge recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno. Anche questo quesito è stato presentato dall’Idv.
Si deve votare SÌ se si è contro la costruzione di Centrali Nucleari in Italia.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che le prevede.
Quesito n. 4 – referendum legittimo impedimento
Referendum popolare n. 4 – SCHEDA DI COLORE VERDE CHIARO
“Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?”.
Nota: Questo quesito, per abrogare la legge sul legittimo impedimento, è quello dalle possibili ripercussioni politiche più forti. A proporre il referendum è stata l’Italia dei Valori. Dopo la dichiarazione di parziale incostituzionale della legge sul legittimo impedimento, la Corte di Cassazione ha autorizzato, con ordinanza, lo svolgimento del referendum.
Si deve votare SÌ se si è contrari al principio che Presidente del consiglio o ministro possano decidere di non comparire in tribunale nei processi che li riguardano.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che prevede questo “scudo” nei confronti del sistema giudiziario.
Le posizioni
I referendum abrogativi e confermativi in Italia
I referendum abrogativi e confermativi
Difficile parlare delle posizioni raccolte da Forum Civico, senza cadere nell’espressione di pareri. Ci proviamo qui. Invitiamo i lettori ad esprimere la loro posizione/parere nella sezioni contributi dei lettori a fondo pagina.
Per i “NO” si schiera chi accetta, soprattutto per coerenza ad una “logica” di mercato, sia la speculazione sull’acqua (pur sapendo che sia un bene pubblico essenziale per la vita); sia la speculazione sul nucleare (pur sapendo che questo sia giocare d’azzardo con il disastro nucleare a spese del pianeta e delle tasche dei contribuenti); sia la “libertà” di farla sempre franca, in quanto potenti, nei palazzi di giustizia.
Per i 4 “SI” voteranno quei cittadini intervistati che credono in un’Italia pulita, solidale, giusta e libera dai tentacoli anche politici della malavita. Che credono che la giustizia, per essere tale, deve essere assolutamente uguale per tutti, anche per i ricchi e i potenti, e soprattutto per i propri amministratori (presidenti del consiglio inclusi). Cittadini che, previdenti se non per sé, per i propri figli, vogliono vivere in un’Italia al sicuro dai disastri nucleari (la “peste radioattiva”), al riparo delle speculazioni dei pochi sulla vita dei molti. E che reclamano l’acqua come un bene inestimabile, proprietà irrinunciabile di ogni italiano.
Il referendum sul nucleare
Nonostante l’approvazione della moratoria di un anno sul nucleare in Italia, il referendum non si ferma. Anche per questo si voterà a giugno.
Ed è assai probabile che con il referendum del prossimo giugno gli italiani diranno ‘no’ al nucleare. Secondo alcuni sondaggi, infatti, il 90 per cento circa degli italiani preferisce le fonti rinnovabili al nucleare. Non solo. A quanto pare, dopo il disastro in Giappone il 17 per cento della popolazione ha cambiato idea sulla sicurezza delle centrali nucleari, ora è pari al 69 per cento il numero di persone contrarie a questa misura.
Per i Sì, o per i No, ma votiamo tutti
Non votare, adesso che tanto è stato fatto per garantire una scelta democratica del popolo, vorrebbe dire perdere un’occasione importantissima per affermare con chiarezza che i cittadini devono essere ascoltati. Votiamo tutti. Per i Sì o per i No, ciascuno voti a seconda della propria coscienza. Ma votiamo tutti. Non lasciamo la democrazia nelle mani dei pochi.
Ricordiamo inoltre, per correttezza, che è possibile scegliere quali referendum votare, ritirando solo le schede che interessano. Il quorum infatti viene calcolato per ogni singolo quesito.
Per il SI o per il No ma andiamo a votare ......
Una scheda completa sui quattro quesiti referendari del 12 e 13 Giugno 2011, che riguardano: il legittimo impedimento, la privatizzazione di fatto dell’acqua previsto dal decreto “Ronchi” (due quesiti) e il ritorno all’energia nucleare.
Cosa sono i referendum
Il referendum è uno strumento di esercizio della sovranità popolare, sancita all’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana, e l’esito referendario è una fonte del diritto primaria che vincola i legislatori al rispetto della volontà del popolo. Sono quattro le tipologie di referendum contemplate dalla Costituzione italiana:
il referendum abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge,
quello sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale,
quello riguardante la fusione di regioni esistenti o la creazione di nuove regioni,
quello riguardante il passaggio da una Regione ad un’altra di Province o Comuni.
Il referendum abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge (articolo 75) si utilizza come soluzione per abolire una legge già esistente o parte di questa.
Descrizione breve dei referendum del 12 e 13 giugno 2011
Il 12 e 13 giugno 2011 i cittadini italiani sono chiamati ad esprimere il proprio voto su 4 quesiti referendari.
L’elettore, per votare, deve esibire al presidente del seggio la tessera elettorale ed un documento di riconoscimento.
L’elettore riceve da un componente del seggio 4 schede di diverso colore:
Il voto “SI”, tracciato sulla scheda, indica la volontà di abrogare la normativa richiamata dal quesito referendario.
Il voto “NO”, tracciato sulla scheda, indica la volontà di mantenere la vigente normativa richiamata dal quesito referendario.
Quando si vota
Le operazioni di voto si svolgono:
Domenica 12 giugno 2011, dalle 8:00 alle 22:00
e
Lunedì 13 giugno 2011, dalle 7:00 alle 15:00.
Secondo legge potevano essere svolti tra il 15 aprile e il 15 giugno, ma i referendum abrogativi sono stati infine fissati per il 12 e 13 giugno, quindi senza unire il voto con le elezioni amministrative del 15–16 maggio.
Tale scelta è stata criticata quale enorme spreco di denaro pubblico e come tentativo di non far raggiungere il quorum ai referendum. Un tentativo di boicottaggio. Infatti se non andranno a votare il 50% + 1 degli aventi diritto i referendum non saranno validi.
referendum
Il Ministro degli Interni Roberto Maroni (della Lega di “Roma ladrona”) ha scelto per la divisione delle due consultazioni. Di fatto questa decisione costerà alle casse dello stato, come evidenziano alcune stime riportate dalla stampa, uno spreco di 400 milioni di euro in più rispetto ad un ipotetico accorpamento delle elezioni amministrative col referendum.
Dove si vota
Gli elettori devono votare nel proprio Comune di residenza, nella sezione elettorale indicata sulla prima facciata della tessera elettorale.
Referendum, in campo la società civile: Quattro sì per cambiare l’Italia
È importante – il 12–13 giugno – raggiungere il quorum di 25 milioni di votanti ai Referendum e scegliere il SI a tutti i quesiti. È un voto che può porre alcuni limiti a un modello di sviluppo insostenibile, che ignora i costi ambientali, sociali e i beni comuni, e a un potere politico che calpesta giustizia e democrazia.
Un successo dei SI al Referendum costringerebbe la politica – sia del governo che dell’opposizione – a fare i conti con la volontà dei cittadini. L’impegno delle mobilitazioni sociali non si limiterebbe a manifestazioni finora inascoltate, ma cancellerebbe alcune delle peggiori leggi introdotte dal governo.
Quesito n. 1 – referendum acqua pubblica – abrogazione affidamento servizio ad operatori privati
Referendum popolare n. 1 – SCHEDA DI COLORE ROSSO
“Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.
Nota: Il primo quesito sulla privatizzazione dell’acqua pubblica riguarda le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Si deve votare SÌ se si è contro la privatizzazione dell’acqua e contro la gestione dei servizi idrici da parte di privati.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale.
Quesito n. 2 – referendum acqua pubblica – abrogazione calcolo tariffa secondo logiche di “mercato”
Referendum popolare n. 2 – SCHEDA DI COLORE GIALLO
“Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?”.
Nota: Il secondo quesito sulla privatizzazione dell’acqua pubblica riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo caso agli elettori viene proposta una abrogazione parziale della norma.
Si deve votare SÌ se si è contro la norma che permettere il profitto (non il recupero dei costi di gestione e di investimento, ma il guadagno d’impresa) nell’erogazione del bene Acqua potabile.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che ammette tale guadagno.
Quesito n. 3 – referendum energia nucleare
Referendum popolare n. 3 – SCHEDA DI COLORE GRIGIO
“Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?”.
Nota: Lungo e articolato il quesito referendario per abrogare la norma per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”. Si tratta di una parte del decreto legge recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno. Anche questo quesito è stato presentato dall’Idv.
Si deve votare SÌ se si è contro la costruzione di Centrali Nucleari in Italia.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che le prevede.
Quesito n. 4 – referendum legittimo impedimento
Referendum popolare n. 4 – SCHEDA DI COLORE VERDE CHIARO
“Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?”.
Nota: Questo quesito, per abrogare la legge sul legittimo impedimento, è quello dalle possibili ripercussioni politiche più forti. A proporre il referendum è stata l’Italia dei Valori. Dopo la dichiarazione di parziale incostituzionale della legge sul legittimo impedimento, la Corte di Cassazione ha autorizzato, con ordinanza, lo svolgimento del referendum.
Si deve votare SÌ se si è contrari al principio che Presidente del consiglio o ministro possano decidere di non comparire in tribunale nei processi che li riguardano.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che prevede questo “scudo” nei confronti del sistema giudiziario.
Le posizioni
I referendum abrogativi e confermativi in Italia
Per i “NO” si schiera chi accetta, soprattutto per coerenza ad una “logica” di mercato, sia la speculazione sull’acqua (pur sapendo che sia un bene pubblico essenziale per la vita); sia la speculazione sul nucleare (pur sapendo che questo sia giocare d’azzardo con il disastro nucleare a spese del pianeta e delle tasche dei contribuenti); sia la “libertà” di farla sempre franca, in quanto potenti, nei palazzi di giustizia.
Il referendum sul nucleare
Nonostante l’approvazione della moratoria di un anno sul nucleare in Italia, il referendum non si ferma. Anche per questo si voterà a giugno.
Ed è assai probabile che con il referendum del prossimo giugno gli italiani diranno ‘no’ al nucleare. Secondo alcuni sondaggi, infatti, il 90 per cento circa degli italiani preferisce le fonti rinnovabili al nucleare. Non solo. A quanto pare, dopo il disastro in Giappone il 17 per cento della popolazione ha cambiato idea sulla sicurezza delle centrali nucleari, ora è pari al 69 per cento il numero di persone contrarie a questa misura.
Per i Sì, o per i No, ma votiamo tutti
Non votare, adesso che tanto è stato fatto per garantire una scelta democratica del popolo, vorrebbe dire perdere un’occasione importantissima per affermare con chiarezza che i cittadini devono essere ascoltati. Votiamo tutti. Per i Sì o per i No, ciascuno voti a seconda della propria coscienza. Ma votiamo tutti. Non lasciamo la democrazia nelle mani dei pochi.
Ricordiamo inoltre, per correttezza, che è possibile scegliere quali referendum votare, ritirando solo le schede che interessano. Il quorum infatti viene calcolato per ogni singolo quesito.
Cosa sono i referendum
Il referendum è uno strumento di esercizio della sovranità popolare, sancita all’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana, e l’esito referendario è una fonte del diritto primaria che vincola i legislatori al rispetto della volontà del popolo. Sono quattro le tipologie di referendum contemplate dalla Costituzione italiana:
il referendum abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge,
quello sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale,
quello riguardante la fusione di regioni esistenti o la creazione di nuove regioni,
quello riguardante il passaggio da una Regione ad un’altra di Province o Comuni.
Il referendum abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge (articolo 75) si utilizza come soluzione per abolire una legge già esistente o parte di questa.
Descrizione breve dei referendum del 12 e 13 giugno 2011
Il 12 e 13 giugno 2011 i cittadini italiani sono chiamati ad esprimere il proprio voto su 4 quesiti referendari.
L’elettore, per votare, deve esibire al presidente del seggio la tessera elettorale ed un documento di riconoscimento.
L’elettore riceve da un componente del seggio 4 schede di diverso colore:
Il voto “SI”, tracciato sulla scheda, indica la volontà di abrogare la normativa richiamata dal quesito referendario.
Il voto “NO”, tracciato sulla scheda, indica la volontà di mantenere la vigente normativa richiamata dal quesito referendario.
Quando si vota
Le operazioni di voto si svolgono:
Domenica 12 giugno 2011, dalle 8:00 alle 22:00
e
Lunedì 13 giugno 2011, dalle 7:00 alle 15:00.
Secondo legge potevano essere svolti tra il 15 aprile e il 15 giugno, ma i referendum abrogativi sono stati infine fissati per il 12 e 13 giugno, quindi senza unire il voto con le elezioni amministrative del 15–16 maggio.
Tale scelta è stata criticata quale enorme spreco di denaro pubblico e come tentativo di non far raggiungere il quorum ai referendum. Un tentativo di boicottaggio. Infatti se non andranno a votare il 50% + 1 degli aventi diritto i referendum non saranno validi.
referendum
Il Ministro degli Interni Roberto Maroni (della Lega di “Roma ladrona”) ha scelto per la divisione delle due consultazioni. Di fatto questa decisione costerà alle casse dello stato, come evidenziano alcune stime riportate dalla stampa, uno spreco di 400 milioni di euro in più rispetto ad un ipotetico accorpamento delle elezioni amministrative col referendum.
Dove si vota
Gli elettori devono votare nel proprio Comune di residenza, nella sezione elettorale indicata sulla prima facciata della tessera elettorale.
Referendum, in campo la società civile: Quattro sì per cambiare l’Italia
È importante – il 12–13 giugno – raggiungere il quorum di 25 milioni di votanti ai Referendum e scegliere il SI a tutti i quesiti. È un voto che può porre alcuni limiti a un modello di sviluppo insostenibile, che ignora i costi ambientali, sociali e i beni comuni, e a un potere politico che calpesta giustizia e democrazia.
Un successo dei SI al Referendum costringerebbe la politica – sia del governo che dell’opposizione – a fare i conti con la volontà dei cittadini. L’impegno delle mobilitazioni sociali non si limiterebbe a manifestazioni finora inascoltate, ma cancellerebbe alcune delle peggiori leggi introdotte dal governo.
Quesito n. 1 – referendum acqua pubblica – abrogazione affidamento servizio ad operatori privati
Referendum popolare n. 1 – SCHEDA DI COLORE ROSSO
“Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.
Nota: Il primo quesito sulla privatizzazione dell’acqua pubblica riguarda le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Si deve votare SÌ se si è contro la privatizzazione dell’acqua e contro la gestione dei servizi idrici da parte di privati.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale.
Quesito n. 2 – referendum acqua pubblica – abrogazione calcolo tariffa secondo logiche di “mercato”
Referendum popolare n. 2 – SCHEDA DI COLORE GIALLO
“Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?”.
Nota: Il secondo quesito sulla privatizzazione dell’acqua pubblica riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo caso agli elettori viene proposta una abrogazione parziale della norma.
Si deve votare SÌ se si è contro la norma che permettere il profitto (non il recupero dei costi di gestione e di investimento, ma il guadagno d’impresa) nell’erogazione del bene Acqua potabile.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che ammette tale guadagno.
Quesito n. 3 – referendum energia nucleare
Referendum popolare n. 3 – SCHEDA DI COLORE GRIGIO
“Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?”.
Nota: Lungo e articolato il quesito referendario per abrogare la norma per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”. Si tratta di una parte del decreto legge recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno. Anche questo quesito è stato presentato dall’Idv.
Si deve votare SÌ se si è contro la costruzione di Centrali Nucleari in Italia.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che le prevede.
Quesito n. 4 – referendum legittimo impedimento
Referendum popolare n. 4 – SCHEDA DI COLORE VERDE CHIARO
“Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?”.
Nota: Questo quesito, per abrogare la legge sul legittimo impedimento, è quello dalle possibili ripercussioni politiche più forti. A proporre il referendum è stata l’Italia dei Valori. Dopo la dichiarazione di parziale incostituzionale della legge sul legittimo impedimento, la Corte di Cassazione ha autorizzato, con ordinanza, lo svolgimento del referendum.
Si deve votare SÌ se si è contrari al principio che Presidente del consiglio o ministro possano decidere di non comparire in tribunale nei processi che li riguardano.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che prevede questo “scudo” nei confronti del sistema giudiziario.
Le posizioni
I referendum abrogativi e confermativi in Italia
Per i “NO” si schiera chi accetta, soprattutto per coerenza ad una “logica” di mercato, sia la speculazione sull’acqua (pur sapendo che sia un bene pubblico essenziale per la vita); sia la speculazione sul nucleare (pur sapendo che questo sia giocare d’azzardo con il disastro nucleare a spese del pianeta e delle tasche dei contribuenti); sia la “libertà” di farla sempre franca, in quanto potenti, nei palazzi di giustizia.
Il referendum sul nucleare
Nonostante l’approvazione della moratoria di un anno sul nucleare in Italia, il referendum non si ferma. Anche per questo si voterà a giugno.
Ed è assai probabile che con il referendum del prossimo giugno gli italiani diranno ‘no’ al nucleare. Secondo alcuni sondaggi, infatti, il 90 per cento circa degli italiani preferisce le fonti rinnovabili al nucleare. Non solo. A quanto pare, dopo il disastro in Giappone il 17 per cento della popolazione ha cambiato idea sulla sicurezza delle centrali nucleari, ora è pari al 69 per cento il numero di persone contrarie a questa misura.
Per i Sì, o per i No, ma votiamo tutti
Non votare, adesso che tanto è stato fatto per garantire una scelta democratica del popolo, vorrebbe dire perdere un’occasione importantissima per affermare con chiarezza che i cittadini devono essere ascoltati. Votiamo tutti. Per i Sì o per i No, ciascuno voti a seconda della propria coscienza. Ma votiamo tutti. Non lasciamo la democrazia nelle mani dei pochi.
Ricordiamo inoltre, per correttezza, che è possibile scegliere quali referendum votare, ritirando solo le schede che interessano. Il quorum infatti viene calcolato per ogni singolo quesito.
domenica 5 giugno 2011
DERIVATI
DAL BLOG ICEBERGFINANZA DI ANDREA M.
DERIVATI: UN MONDO ALLA DERIVA!
Come ho confidato nel settembre del 2009 in una intervista a Fondionline la mia sensazione è che non manchi poi molto alla seconda ondata della Grande Crisi, come ha confermato recentemente anche il segretario al Tesoro americano Geithner.
Nuovi fallimenti e sofferenze dall’economia reale attendendo l’innesco della bomba dei derivati che non mancherà di mettere a dura prova la stessa solvibilità dei principali istituti finanziari ed assicurativi mondiali.
Nel mio libro c'è un intero capitolo dedicato ai rischi di questo mondo derivato.
A gennaio nel post dedicato “ No Man’s Ocean 2011” abbiamo visto come ad esempio Dexia raggiungeva il 180 % della crescita del prodotto interno lordo del Belgio in relazione agli impieghi.
E’ di ieri la notizia che … Già da oggi Dexia potrebbe correre ai ripari presentando una maxi-ristrutturazione per poter affrontare quello che è per la seconda volta lo spettro del default. L’istituto franco-belga affronta oggi nuovamente una crisi dovuta alla sua esposizione a mercati ad elevato rischio.Gran parte del portafoglio di Dexia risulta esposto su Grecia, Irlanda, Portogallo e subprime USA. A ciò è da sommarsi anche una zavorra data dal riassetto legato al salvataggio del 2008 quando l’istituto fu graziato da un intervento di ben due stati: Francia e Belgio.
Oltre a dover negoziare l’uscita dai prestiti di stato, 6,4 miliardi come valore, Dexia affronta il peso della Grecia che le ha portato un credit watch negativo da parte di S&P. Oltre il 21% del portafoglio è esposto infatti sul paese ellenico, che in soldi fa qualche cosa come 3,5 miliardi di euro.Il piano di Dexia risulta cruciale per l’Italia per due motivi, da un lato il futuro della divisione italiana Dexia Crediop e dall’altro le cause in corso sui derivati. Voci danno già in vendita la unit italiana specializzata nella finanza pubblica, mentre per la parte dei derivati la questione è più complicata.
Intanto sul mercato si è assistito venerdì alla sospensione del titolo e sul mercato obbligazionario si assiste ad un diffuso calo delle quotazioni a fronte del rischio con un aumento del premio a scadenza. Borsaefinanza
Basterebbe questa notizia per far comprendere come in realtà siamo entrati nella seconda fase di questa immensa depressione economico/finanziaria, ma probabilmente non c'è ancora la percezione di quello che in realtà potrebbe accadere.
Il futuro governatore della BCE non perde occasione per ricordare come...
La riforma degli strumenti derivati negoziati over-the-counter porterà all'aumento della trasparenza e dei requisiti di capitale per ridurre i rischi sistemici. Il sistema bancario ombra sarà oggetto di nuove regole per contenere i rischi generati da eccessi di leva finanziaria e illiquidità. Il governatore Mario Draghi ha così confermato l'arrivo di un'ulteriore stretta a derivati Otc e intermediazione creditizia non regolamentata. Ma la Banca d'Italia, oltre al ruolo di vigilante della stabilità del sistema, monitora la finanza strutturata quando «di difficile comprensione per gli investitori non professionali», per tutelare i risparmiatori. È questo il caso degli Etf basati sull'uso degli swap che, come si legge nella Relazione annuale, «possono essere esposti a rischi di controparte e di liquidità» mentre quelli «a leva possono presentare profili di rischio e rendimento molto diversi» dagli Etf non strutturati. In quanto ai derivati usati da enti locali e territoriali, la Relazione rileva una diminuzione del valore nozionale degli strumenti in essere e del mark-to-market negativo.
Ma a parte parlare in questi anni non abbiamo visto nulla che il realtà possa mettere sotto controllo questi strumenti di distruzione di massa, perchè in molti sono sul libro paga delle lobby che dettano le regole sempre e comunque. Ecco perchè siamo ostaggi di un gruppo di criminali che manovra il sistema con i guanti di velluto.
Negli ultimi tempi le agenzie di rating si sforzano di mettere sotto osservazione i sistemi finanziari di alcuni paesi ieri l'Inghilterra oggi l'America scoprendo l'acqua bagnata...
L'agenzia di rating Moody's ha fatto sapere di essere pronta a sottoporre la valutazione degli Stati Uniti a revisione per un possibile downgrade, se nelle prossime settimane non dovessero esserci progressi per innalzare il limite del debito pubblico scongiurando il rischio di default del Paese. Se ciò dovesse verificarsi, l'agenzia ha fatto sapere che il rating degli Stati Uniti, Aaa (il massimo possibile), rimarrebbe immutato. Tuttavia, l'agenzia afferma che, se non ci sarà un «accordo credibile» sulla riduzione del deficit potrebbe essere rivisto l'outlook del Paese, che potrebbe essere abbassato da «stabile» a «negativo». L'outlook degli Stati Uniti è già stato tagliato da S&P's lo scorso 18 aprile.
Moody's Investor Service ha inoltre avviato una revisione del rating sul credito senior e subordinato di Citigroup, Bank of America e Wells Fargo per una possibile revisione al ribasso della valutazione. La decisione dell'agenzia di rating è legata all'eccessiva esposizione in mutui residenziali delle tre grandi banche americane.Sole24Ore
Massimo ieri chi ha detto che se in Inghilterra si dovesse comprendere nel computo del debito pubblico anche tutti gli aiuti e le garanzie del governo al proprio sistema bancario il debito inglese esploderebbe al 145 % altro che quello italiano, ma in pochi hanno il coraggio di dire le cose come stanno, cercando di evidenziare pur nelle estreme difficoltà del nostro Paese come siamo messi megli di tanti altri.
Che poi il Financial Times non perda tempo nel criticare la pagliuzza che si trova nell'occhio dei vicini senza menzionare una sola volta l'enorme trave situata nel cuore della finanza inglese fa parte del gioco spesso assecondato da qualche ignorante o interessato osservatore .
Ad esempio nessuno vi ha mai raccontato che in Svizzera esiste la più alta percentuale al mondo di debiti delle famiglie o che il governo svizzero non potrebbe mai nazionalizzare le proprie banche perchè...andate a rivedervi il post " No Man's Ocean 2011" date un'occhiata agli impieghi...
Noi di Icebergfinanza andiamo oltre cercando di far riflettere e guardando dietro le apparenze!
Ma si sa nessuna banca può fallire in santa pace ed ora nessuno Stato. Ma andiamo oltre...
Un'altra crisi finanziaria in vista a causa dei derivati. È solo una battuta di un economista in cerca di facile visibilità mediatica? Non proprio, se a parlare è Mark Mobius, presidente esecutivo di Templeton Asset Management per i mercati emergenti, un profondo conoscitore dei mercati internazionali e responsabile di uno dei maggiori operatori globali. Mobius ha precisato che un'altra crisi finanziaria è inevitabile perché le cause di quella precedente non sono state risolte.
Ma è possibile che dopo il varo della legge di riforma finanziaria Dodd-Frank negli Stati Uniti ci siano ancora questi problemi? «C'è un'altra crisi finanziaria dietro l'angolo, perché non abbiamo risolto nessuno dei motivi che hanno causato la crisi precedente», ha detto il 30 maggio Mobius al Club dei Foreign Correspondents a Tokyo, in risposta ad una domanda sui prezzi altalenanti. «Sono stati regolamentati i derivati? No. Siamo forse ancora in una fase con una crescita trainata dai derivati? Sì», ha ribadito Mobius. Banche Ue e derivati: una mina da 4mila miliardi. Il peso degli asset tossici sui bilanci
(...)Ma cosa è accaduto dopo il varo del Dodd Frank act?
«Il valore totale dei derivati in tutto il mondo supera il totale mondiale del prodotto interno lordo di dieci volte», ha detto Mobius, che gestisce più di 50 miliardi di dollari di asset. Con quel volume di scommesse in direzioni opposte, impossibile non aspettarsi la volatilità e le crisi dei mercati azionari.
La crisi finanziaria mondiale tre anni fa è stata causata in parte proprio dalla proliferazione di prodotti derivati legati ai mutui immobiliari americani che hanno cessato di guadagnare, provocando centinaia di miliardi di dollari in svalutazioni, un fatto che portò successivamente al crollo di Lehman Brothers il 15 settembre 2008. (...)«Le banche sono più grandi rispetto a prima? Sì, sono più grandi di prima - ha detto Mobius -. Sono troppo grandi per fallire». Esattamente il contrario di quello che raccomandava Paul Volcker al presidente Obama, cioè di evitare giganti troppo grandi per fallire. La paura della crisi sembra passata senza che siano stati erette nuove difese contro i derivati, i nuovi "barbari" sempre pronti ad attaccare le mura dell'impero finanziario. Sole24Ore
Comunque sia ora abbiamo un problema l'economia reale, il peggioramento evidente ed inevitabile delle condizioni macroeconomiche e fondamentali mondiali, un'economia ostaggio delle finanza e della politica, ostaggio dell'ignoranza della gente comune, che ignora e non vuole conoscere in attesa della prossima e probabilmente definitiva nuova tempesta perfetta.
DERIVATI: UN MONDO ALLA DERIVA!
Come ho confidato nel settembre del 2009 in una intervista a Fondionline la mia sensazione è che non manchi poi molto alla seconda ondata della Grande Crisi, come ha confermato recentemente anche il segretario al Tesoro americano Geithner.
Nuovi fallimenti e sofferenze dall’economia reale attendendo l’innesco della bomba dei derivati che non mancherà di mettere a dura prova la stessa solvibilità dei principali istituti finanziari ed assicurativi mondiali.
Nel mio libro c'è un intero capitolo dedicato ai rischi di questo mondo derivato.
A gennaio nel post dedicato “ No Man’s Ocean 2011” abbiamo visto come ad esempio Dexia raggiungeva il 180 % della crescita del prodotto interno lordo del Belgio in relazione agli impieghi.
E’ di ieri la notizia che … Già da oggi Dexia potrebbe correre ai ripari presentando una maxi-ristrutturazione per poter affrontare quello che è per la seconda volta lo spettro del default. L’istituto franco-belga affronta oggi nuovamente una crisi dovuta alla sua esposizione a mercati ad elevato rischio.Gran parte del portafoglio di Dexia risulta esposto su Grecia, Irlanda, Portogallo e subprime USA. A ciò è da sommarsi anche una zavorra data dal riassetto legato al salvataggio del 2008 quando l’istituto fu graziato da un intervento di ben due stati: Francia e Belgio.
Oltre a dover negoziare l’uscita dai prestiti di stato, 6,4 miliardi come valore, Dexia affronta il peso della Grecia che le ha portato un credit watch negativo da parte di S&P. Oltre il 21% del portafoglio è esposto infatti sul paese ellenico, che in soldi fa qualche cosa come 3,5 miliardi di euro.Il piano di Dexia risulta cruciale per l’Italia per due motivi, da un lato il futuro della divisione italiana Dexia Crediop e dall’altro le cause in corso sui derivati. Voci danno già in vendita la unit italiana specializzata nella finanza pubblica, mentre per la parte dei derivati la questione è più complicata.
Intanto sul mercato si è assistito venerdì alla sospensione del titolo e sul mercato obbligazionario si assiste ad un diffuso calo delle quotazioni a fronte del rischio con un aumento del premio a scadenza. Borsaefinanza
Basterebbe questa notizia per far comprendere come in realtà siamo entrati nella seconda fase di questa immensa depressione economico/finanziaria, ma probabilmente non c'è ancora la percezione di quello che in realtà potrebbe accadere.
Il futuro governatore della BCE non perde occasione per ricordare come...
La riforma degli strumenti derivati negoziati over-the-counter porterà all'aumento della trasparenza e dei requisiti di capitale per ridurre i rischi sistemici. Il sistema bancario ombra sarà oggetto di nuove regole per contenere i rischi generati da eccessi di leva finanziaria e illiquidità. Il governatore Mario Draghi ha così confermato l'arrivo di un'ulteriore stretta a derivati Otc e intermediazione creditizia non regolamentata. Ma la Banca d'Italia, oltre al ruolo di vigilante della stabilità del sistema, monitora la finanza strutturata quando «di difficile comprensione per gli investitori non professionali», per tutelare i risparmiatori. È questo il caso degli Etf basati sull'uso degli swap che, come si legge nella Relazione annuale, «possono essere esposti a rischi di controparte e di liquidità» mentre quelli «a leva possono presentare profili di rischio e rendimento molto diversi» dagli Etf non strutturati. In quanto ai derivati usati da enti locali e territoriali, la Relazione rileva una diminuzione del valore nozionale degli strumenti in essere e del mark-to-market negativo.
Ma a parte parlare in questi anni non abbiamo visto nulla che il realtà possa mettere sotto controllo questi strumenti di distruzione di massa, perchè in molti sono sul libro paga delle lobby che dettano le regole sempre e comunque. Ecco perchè siamo ostaggi di un gruppo di criminali che manovra il sistema con i guanti di velluto.
Negli ultimi tempi le agenzie di rating si sforzano di mettere sotto osservazione i sistemi finanziari di alcuni paesi ieri l'Inghilterra oggi l'America scoprendo l'acqua bagnata...
L'agenzia di rating Moody's ha fatto sapere di essere pronta a sottoporre la valutazione degli Stati Uniti a revisione per un possibile downgrade, se nelle prossime settimane non dovessero esserci progressi per innalzare il limite del debito pubblico scongiurando il rischio di default del Paese. Se ciò dovesse verificarsi, l'agenzia ha fatto sapere che il rating degli Stati Uniti, Aaa (il massimo possibile), rimarrebbe immutato. Tuttavia, l'agenzia afferma che, se non ci sarà un «accordo credibile» sulla riduzione del deficit potrebbe essere rivisto l'outlook del Paese, che potrebbe essere abbassato da «stabile» a «negativo». L'outlook degli Stati Uniti è già stato tagliato da S&P's lo scorso 18 aprile.
Moody's Investor Service ha inoltre avviato una revisione del rating sul credito senior e subordinato di Citigroup, Bank of America e Wells Fargo per una possibile revisione al ribasso della valutazione. La decisione dell'agenzia di rating è legata all'eccessiva esposizione in mutui residenziali delle tre grandi banche americane.Sole24Ore
Massimo ieri chi ha detto che se in Inghilterra si dovesse comprendere nel computo del debito pubblico anche tutti gli aiuti e le garanzie del governo al proprio sistema bancario il debito inglese esploderebbe al 145 % altro che quello italiano, ma in pochi hanno il coraggio di dire le cose come stanno, cercando di evidenziare pur nelle estreme difficoltà del nostro Paese come siamo messi megli di tanti altri.
Che poi il Financial Times non perda tempo nel criticare la pagliuzza che si trova nell'occhio dei vicini senza menzionare una sola volta l'enorme trave situata nel cuore della finanza inglese fa parte del gioco spesso assecondato da qualche ignorante o interessato osservatore .
Ad esempio nessuno vi ha mai raccontato che in Svizzera esiste la più alta percentuale al mondo di debiti delle famiglie o che il governo svizzero non potrebbe mai nazionalizzare le proprie banche perchè...andate a rivedervi il post " No Man's Ocean 2011" date un'occhiata agli impieghi...
Noi di Icebergfinanza andiamo oltre cercando di far riflettere e guardando dietro le apparenze!
Ma si sa nessuna banca può fallire in santa pace ed ora nessuno Stato. Ma andiamo oltre...
Un'altra crisi finanziaria in vista a causa dei derivati. È solo una battuta di un economista in cerca di facile visibilità mediatica? Non proprio, se a parlare è Mark Mobius, presidente esecutivo di Templeton Asset Management per i mercati emergenti, un profondo conoscitore dei mercati internazionali e responsabile di uno dei maggiori operatori globali. Mobius ha precisato che un'altra crisi finanziaria è inevitabile perché le cause di quella precedente non sono state risolte.
Ma è possibile che dopo il varo della legge di riforma finanziaria Dodd-Frank negli Stati Uniti ci siano ancora questi problemi? «C'è un'altra crisi finanziaria dietro l'angolo, perché non abbiamo risolto nessuno dei motivi che hanno causato la crisi precedente», ha detto il 30 maggio Mobius al Club dei Foreign Correspondents a Tokyo, in risposta ad una domanda sui prezzi altalenanti. «Sono stati regolamentati i derivati? No. Siamo forse ancora in una fase con una crescita trainata dai derivati? Sì», ha ribadito Mobius. Banche Ue e derivati: una mina da 4mila miliardi. Il peso degli asset tossici sui bilanci
(...)Ma cosa è accaduto dopo il varo del Dodd Frank act?
«Il valore totale dei derivati in tutto il mondo supera il totale mondiale del prodotto interno lordo di dieci volte», ha detto Mobius, che gestisce più di 50 miliardi di dollari di asset. Con quel volume di scommesse in direzioni opposte, impossibile non aspettarsi la volatilità e le crisi dei mercati azionari.
La crisi finanziaria mondiale tre anni fa è stata causata in parte proprio dalla proliferazione di prodotti derivati legati ai mutui immobiliari americani che hanno cessato di guadagnare, provocando centinaia di miliardi di dollari in svalutazioni, un fatto che portò successivamente al crollo di Lehman Brothers il 15 settembre 2008. (...)«Le banche sono più grandi rispetto a prima? Sì, sono più grandi di prima - ha detto Mobius -. Sono troppo grandi per fallire». Esattamente il contrario di quello che raccomandava Paul Volcker al presidente Obama, cioè di evitare giganti troppo grandi per fallire. La paura della crisi sembra passata senza che siano stati erette nuove difese contro i derivati, i nuovi "barbari" sempre pronti ad attaccare le mura dell'impero finanziario. Sole24Ore
Comunque sia ora abbiamo un problema l'economia reale, il peggioramento evidente ed inevitabile delle condizioni macroeconomiche e fondamentali mondiali, un'economia ostaggio delle finanza e della politica, ostaggio dell'ignoranza della gente comune, che ignora e non vuole conoscere in attesa della prossima e probabilmente definitiva nuova tempesta perfetta.
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