domenica 28 ottobre 2007

Contribuenti in allerta: da lunedì 29 ottobre 2007 via libera alle indagini finanziarie mirate.

Contribuenti in allerta: da lunedì 29 ottobre 2007 via libera alle indagini finanziarie mirate. Con la possibilità per gli 007 del fisco di interrogare direttamente e immediatamente il c.d. "Archivio dei rapporti con gli operatori finanziari", l'utilizzo dell'accertamento bancario rischia di essere ancora più penetrante ed efficace. Se il fisco punta con decisione a questa azione di contrasto i contribuenti dovranno munirsi di tutte le precauzioni e gli strumenti, giuridicamente consentiti, per evitare spiacevoli sorprese. La banca dati che si apre agli ispettori tributari, contiene oltre 450 milioni di rapporti (si veda ItaliaOggi del 24 ottobre scorso) ed è costruita ed aggiornata sulla base delle comunicazioni effettuate all'anagrafe tributaria dagli operatori finanziari ai sensi dell'articolo 7, comma 6, del dpr n. 605/1973. Al suo interno, ordinati in base al codice fiscale del soggetto sia esso persona fisica o meno, è contenuto un vero e proprio censimento dei più disparati rapporti intrattenuti dai contribuenti. Il vero "pericolo" per i contribuenti si annida sostanzialmente in due direzioni: il censimento da parte del fisco anche delle c.d. operazioni fuori conto o extra-conto e la retroattività dell'eventuale accertamento bancario.Le operazioni fuori conto consistono in tutti quei rapporti, spesso di tipo spot, che un soggetto può effettuare per le più disparate finalità ma che, proprio perché non transitate all'interno della ordinaria rendicontazione bancaria possono apparire, perlomeno in prima battuta, più sospette a un verificatore esterno e allo stesso tempo più difficili da "ricostruire" da parte del soggetto che le ha poste in essere. Fra queste operazioni ricordiamo per esempio il cambio assegni, la richiesta di emissione di assegni circolari dietro presentazione di altri titoli o di denaro contante, l'acquisto di valuta estera etc.Naturalmente tenuto conto della forza probatoria attribuita alle indagini bancarie condotte nei confronti dei soggetti titolari partita Iva e dei soggetti a essi legati da vincoli di parentela e coniugio, il consiglio è quello di limitare al massimo tali operazioni e comunque conservare sempre, per quanto possibile, memoria anche documentale dell'operazione compiuta. Peraltro l'estensione degli obblighi di natura finanziaria e delle presunzioni relative alle somme transitate sui conti correnti anche per gli esercenti attività professionale estende la platea dei soggetti a rischio e per i quali la mancata o insufficiente possibilità di provare il contenuto di queste operazioni, riconducendole più o meno direttamente ai movimenti della contabilità, può costituire facile eccezione da parte degli organi verificatori.Più l'amministrazione finanziaria ha facilità e rapidità d'accesso ai rapporti bancari e finanziari del contribuente, più l'utilizzo di questa particolare modalità di accertamento può essere invasiva soprattutto se combinata da altre forme di ricostruzione più o meno indirette del giro d'affari o del reddito del contribuente.Si pensi ad esempio alla combinazione di strumenti quali il redditometro o gli studi di settore con una successiva indagine finanziaria a 360 gradi sui rapporti che il contribuente e i suoi parenti più stretti intrattengono con banche, società finanziarie, società fiduciarie e altri soggetti.Di fronte alle presunzioni, generalmente semplici, degli strumenti sintetici o induttivi di determinazione del reddito, la presenza all'interno dello stesso periodo d'imposta di movimentazioni in entrata sui conti correnti o di operazioni di sportello per le quali il contribuente, magari a distanza di qualche anno, non riesce a fornire idonea giustificazione anche documentale, può rafforzare l'attività istruttoria del fisco e sfociare in un atto di accertamento difficilmente contrastabile in contraddittorio prima e in contenzioso dopo. In questo senso merita ricordare che la circolare n. 32/E del 19 ottobre 2006 ha chiarito che: "La nuova strumentazione è rivolta a una attività di selezione preventiva al fine di dimensionare più precisamente le indagini e, quindi, di consentire, anche in funzione del rispetto della privacy dei contribuenti, agli uffici procedenti, almeno tendenzialmente, di coinvolgere solo gli intermediari che hanno intrattenuto rapporti con i contribuenti medesimi".Le informazioni contenute nell'archivio saranno utilizzate quindi per le richieste di dati, notizie e documenti di cui all'articolo 32, primo comma, numero 7 del dpr n. 600/73 ai fini delle imposte sui redditi nonché, in materia di imposta sul valore aggiunto, per le stesse richieste effettuate ai sensi dell'articolo 51, secondo comma, numero 7 del dpr n. 633/72.Tornando alle cautele che i contribuenti dovranno ancor di più adottare nel prossimo futuro per contrastare quello che potrebbe essere un vero e proprio tiro incrociato del fisco, occorre ricordare che all'interno dell'archivio dei conti correnti, l'amministrazione finanziaria dispone già di tutte quelle informazioni che consentono di individuare soggetti collegati o collaterali ai rapporti in essere. Si pensi ad esempio alle c.d. deleghe di firma, strumento frequentemente utilizzato per poter movimentare conti correnti intestati ad altri soggetti o ancora alla cointestazione a più soggetti di un medesimo rapporto. In tutte queste ipotesi, d'ora in avanti, nessuno potrà più "bleffare" di fronte agli ispettori fiscali per i quali dette situazioni saranno già note ancor prima che il soggetto passivo possa sospettarlo o averne espressa menzione.Si chiude quindi un cerchio attorno ai contribuenti. La manovra è iniziata con il dl 223/06, la c.d. Visco-Bersani, e si concluderà lunedì prossimo quando le chiavi dell'archivio unico dei conti correnti bancari saranno a disposizione dei funzionari dell'Agenzia delle entrate e dei militari della Guardia di finanza. Tracciabilità degli incassi e dei pagamenti, obbligatorietà della tenuta di uno o più conti correnti dedicati per l'esercizio dell'attività di lavoro autonomo, obbligo di indicazione negli atti di compravendita dei titoli e dei mezzi di pagamento, tutto conduce attorno ad un unico risultato: sempre più difficoltoso se non impossibile utilizzare il denaro contante per effettuare pagamenti o per riscuotere prestazioni.E non sono solo i conti bancari o postali che possono dare dispiaceri ai contribuenti. Sotto la lente del grande fratello fiscale, ossia della banca dati dei movimenti finanziaria contenuta nell'anagrafe tributaria, ci sono anche le operazioni fatte con le società di leasing, con le società finanziarie, con le fiduciarie, con le Sicav, con le Sgr e con tutto il mondo degli intermediari finanziari in genere. Si pensi ad esempio alle particolari comunicazioni che la circolare n. 18/E del 2007 ha previsto per le holding di partecipazioni, iscritte nella sezione speciale ai sensi dell'articolo n. 113 del Tub. Esse devono infatti comunicare all'anagrafe tributaria: partecipazioni detenute, finanziamenti ricevuti dai soci, prestiti obbligazionari, garanzie rilasciate. Particolari tipologie di rapporto sono oggetto di comunicazione anche da parte delle società di leasing per quanto riguarda eventuali cessioni anticipate del contratto, subentri etc.Niente insomma sembra poter più sfuggire e l'aspetto peggiore, per il contribuente, è che il fisco potrà ottenere tutte queste informazioni con estrema semplicità decidendo poi, in un momento successivo, come agire e su quali strumenti o rapporti puntare il dito.Restano comunque tutta una serie di garanzie e tutele a protezione dei soggetti passivi fra le quali ricordiamo le particolari modalità di accesso e di trattamento dei dati contenuti nella c.d. anagrafe dei conti correnti. Le regole in materia sono le seguenti:· Per l'accesso dei dipendenti dell'Agenzia delle entrate, l'autorizzazione del direttore centrale accertamento o del direttore regionale mentre per gli appartenenti al corpo della Guardia di finanza sarà necessaria l'autorizzazione del comandante regionale;· Per il trattamento dei dati il provvedimento del 19 gennaio 2007 ha precisato che le notizie contenute nella banca dati saranno trattate esclusivamente dal personale dell'amministrazione finanziaria incaricato dei controlli;· Per quanto riguarda l'accesso alla banca dati da parte degli agenti della riscossione invece, le informazioni relative all'esistenza e alla natura dei rapporti finanziaria dei contribuenti saranno dagli stessi utilizzabili solo ai fini della riscossione tramite ruolo o previa autorizzazione rilasciata dai direttori generali degli agenti della riscossione.Descritto lo scenario non resta che provare a dare alcuni suggerimenti. I più scoperti di fronte agli accessi bancari sono storicamente i soggetti in contabilità semplificata e i liberi professionisti. È necessario che questi contribuenti contabilizzino e tengano conto e documentazione di ogni movimentazione effettuata sia sui conti correnti dell'attività che sui conti per i quali hanno delega ad operare o altri tipi di accesso. Utilizzare sempre di più e con più frequenza strumenti di facile e sicura tracciabilità che consentono, anche in ipotesi di spese a carattere familiare ed extra-attività lavorativa, di potersi giustificare di fronte al fisco quali: carte di credito, bancomat, ricevute bancarie, bonifico, assegni etc..L'home banking è un altro strumento che grazie alla flessibilità e alla facilità e comodità di utilizzo, nonché ai bassi costi d'impiego, può rivelarsi estremamente utile al proposito.A questo punto per chi vuole dormire sonni tranquilli sembrano esserci una sola soluzione: aprire un conto corrente presso una banca svizzera. Come si suole dire "uomo avvisato, mezzo salvato.





sabato 27 ottobre 2007

MFID

MIFID

La consulenza in materia di investimenti rappresenta oggi un servizio accessorio che può essere prestato da chiunque, persona fisica o giuridica, senza alcuna preventiva autorizzazione.

A seguito dell’applicazione in Italia della Direttiva MIFID 2004/39/CE, prevista nel termine del 1° novembre 2007, la consulenza in materia di investimenti tornerà ad essere considerata quale servizio di investimento che potrà essere prestato solo dagli intermediari abilitati muniti di specifica autorizzazione amministrativa.

In sostanza, il legislatore comunitario, preso atto della rilevanza e della “potenziale rischiosità” insita nel servizio di consulenza in materia di investimenti, ha ritenuto di riservare l’esercizio di tale attività agli intermediari abilitati, sottoposti a specifiche disposizioni in materia di autorizzazione e regole di condotta applicabili nell’esercizio dell’attività.

C’è da chiedersi, in attesa dei provvedimenti di attuazione da parte del legislatore italiano, quali saranno i precisi confini della definizione dell’attività di consulenza, quali saranno i soggetti che potranno prestare tale attività e, non da ultimo, quali saranno le principali condizioni di esercizio e regole di comportamento.

La Direttiva MIFID 2004/39/CE definisce l’attività di consulenza in materia di investimenti come “la prestazione di raccomandazioni personalizzate ad un cliente, dietro sua richiesta o per iniziativa dell’impresa di investimento, riguardo ad una o più operazioni relative a strumenti finanziari” (cfr. art. 4, paragrafo 1, punto 4, Direttiva MIFID 2004/39/CE).

L’elemento caratterizzante dell’attività di consulenza in materia di investimenti è la “personalizzazione”.

Affinché si possa parlare di consulenza è necessario che la “raccomandazione personalizzata” sia diretta ad uno specifico investitore, deve essere basata sulle caratteristiche specifiche della persona e deve avere ad oggetto una specifica operazione di investimento in strumenti finanziari (cfr. art. 52 dalla Direttiva MIFID 2006/73/CE).

Non costituisce consulenza in materia di investimenti, la consulenza in merito a strumenti finanziari fornita in un quotidiano, giornale, rivista o qualsiasi altra pubblicazione destinata al pubblico indistinto (incluso Internet), ovvero attraverso trasmissioni televisive o radiofoniche (cfr. considerando n. 79 della Direttiva MIFID 2006/73/CE).

Al pari, una consulenza “generica” in merito ad un tipo di strumento finanziario non è consulenza sottoposta a riserva di attività, ciò in quanto la consulenza in materia di investimenti quale servizio di investimento deve avere ad oggetto specifici e determinati strumenti finanziari (cfr. considerando n. 81 della Direttiva MIFID 2006/73/CE).

Occorre poi considerare, che la Direttiva 2004/39/CE non si applica “alle persone che forniscono consulenza in materia di investimenti nell’esercizio di un’altra attività professionale” non espressamente disciplinata dalla stessa direttiva, a condizione però che “tale consulenza non sia specificamente rimunerata” (cfr. art. 2, paragrafo 1, lett. j) della Direttiva 2004/39/CE).

Individuata in tal modo la definizione dell’attività di consulenza, è opportuno chiarire quali soggetti potranno essere autorizzati a prestare tale attività riservata. In primo luogo è necessario chiarire che i soggetti, persone fisiche o giuridiche, che presteranno attività di consulenza saranno riconosciuti quali imprese di investimento e saranno soggetti ai requisiti iniziali previsti per la prestazione dei servizi di investimento (artt. 5-15 della Direttiva MIFID 2004/39/CE).

Al fine di evitare oneri eccessivi a carico dei consulenti, è peraltro previsto un regime di adeguatezza speciale per i soggetti che presteranno esclusivamente il servizio di consulenza in materia di investimenti.

Le imprese di investimento organizzate in forma societaria dovranno avere un capitale iniziale di almeno 50.000 euro, mentre le persone fisiche dovranno sottoscrivere idonea polizza assicurativa contro la responsabilità derivante da negligenza professionale, con copertura assicurativa di almeno 1.500.000 euro all’anno e di almeno 1.000.000 euro per ciascuna richiesta di indennizzo (cfr. art. 67, paragrafo 3, della Direttiva MIFID 2004/39/CE).

Numerose polemiche aveva suscitato il disegno di legge n. 1014 approvato dal Senato in cui si limitava l’esercizio dell’attività di consulenza in materia di investimenti alle banche ed ai soggetti costituiti in forma di società per azioni, escludendo di fatto le persone fisiche.

Siffatta limitazione era in contrasto con quanto previsto dalle Direttive MIFID e rischiava di escludere i c.d. consulenti indipendenti rimunerati a parcella (c.d. “fee only”). Il disegno di legge n. 1014 è stato prontamente emendato ed è stata prevista la possibilità per le persone fisiche di prestare il servizio di consulenza, a condizione che siano in possesso dei requisiti di professionalità, onorabilità, indipendenza e patrimoniali stabiliti con regolamento adottato dal Ministero dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia e la Consob.

Nell’esercizio della loro attività tutti i consulenti saranno chiamati al puntuale rispetto delle regole di comportamento che prevedono, tra l’altro, obblighi specifici in materia di identificazione e comunicazione ai clienti delle ipotesi di conflitti di interesse (cfr. art. 18 Direttiva MIFID 2004/39/CE), nonché specifici obblighi in relazione alle informazioni che il consulente è tenuto ad acquisire dal cliente per essere in grado di raccomandare strumenti finanziari adatti al clienti stessi ed adeguati al loro profilo (cfr. art. 19, paragrafo 4 Direttiva MIFID 2004/39/CE).

E’ importante notare che nel caso in cui il consulente non ottenga dal cliente le informazioni circa conoscenza ed esperienza in materia di investimenti, situazione finanziaria ed obiettivi di investimento, il consulente stesso dovrà astenersi dal prestare attività di consulenza in materia di investimenti (cfr. art. 19, paragrafo 4, della Direttiva 2004/39/CE - art. 35, paragrafo 5, della Direttiva MIFID 2006/73/CE).

Distinta dall’attività di consulenza in materia di investimenti è l’attività di studio, ricerca ed analisi in materia di investimenti, attività qualificata dalla Direttiva MIFID 2004/39/CE come servizio accessorio, non sottoposta ad autorizzazione né a riserva di attività.

L’attività di ricerca ed analisi è il servizio che ha ad oggetto “ricerche o altre informazioni che raccomandino o suggeriscano, esplicitamente o implicitamente, una strategia di investimento, riguardante uno o diversi strumenti finanziari o gli emittenti di strumenti finanziari, compresi i pareri sul valore o il prezzo attuale o futuro di tali strumenti, destinate a canali di distribuzione o al pubblico, purché siano soddisfatte le seguenti condizioni: a) esse vengano designate o descritte come ricerca in materia di investimenti (…) b) se la raccomandazione in questione venisse fatta dall’impresa di investimento ad un cliente, non costituirebbe consulenza” (cfr. art. 24 della Direttiva MIFID 2006/73/CE).

L’attività di studio, ricerca ed analisi in materia di investimenti è considerata dalla Direttiva MIFID quale sottocategoria delle raccomandazioni di investimento disciplinate dal legislatore comunitario con la Direttiva 2003/125/CE, recepita dal legislatore italiano con la l. 18 aprile 2005, n. 62 il cui art. 9 ha modificato la disciplina delle comunicazioni al pubblico di cui all’art. 114 del d. lgs 24 febbraio 1998, n. 58 (T.U.F.).

Lo stesso art. 114 del T.U.F. è stato successivamente modificato dalla l. 28 dicembre 2005, n. 262 (c.d. Legge Risparmio”). A tali modifiche della normativa primaria, è seguita poi la modifica dell’art. 69 del Regolamento Consob n. 11971/1999 (c.d. “Regolamento Emittenti”).

Le “raccomandazioni” di cui alla Direttiva 2003/125/CE e le “ricerche in materia di investimenti” di cui alla Direttiva MIFID sono in un rapporto di genere a specie.

Le caratteristiche proprie della ricerca in materia di investimenti, che la distinguono dalla consulenza sono: la destinazione al pubblico (non quindi al singolo cliente), la riconoscibilità quale ricerca in materia di investimenti e l’inidoneità ad essere qualificata quale consulenza in quanto non “costruita su misura” di un singolo cliente.

E’ importante considerare che la prestazione del servizio di studi, ricerche ed analisi finanziarie, laddove sia svolta da imprese di investimento unitamente ad altri servizi di investimento, è sottoposta alla regolamentazione citata in precedenza in materia di conflitti di interesse e informazioni da ricevere e fornire ai clienti (artt. 18 e 19 della Direttiva MIFID 2004/39/CE).

L’attività di ricerca ed analisi indipendente e specialistica svolta da soggetti che non sono imprese di investimento, non è invece soggetta ai suddetti obblighi in quanto esula dal campo di applicazione della Direttiva 2004/39/CE.

La prossima settimana ci occuperemo delle regole di comportamento che gli intermediari devono rispettare nei rapporti con i clienti e delle distinzioni tra clienti al dettaglio, clienti professionali e controparti qualificate.

venerdì 19 ottobre 2007

governo di M... e solito Str...

Una proposta di legge simile si è vista solo nelle dittature.


Ecco quello che ho trovato sul sito di Beppe Grillo
Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.
La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.
I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.
L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.
Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?
La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.
Il 99% chiuderebbe.
Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.
Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”.
Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili.
Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.
Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico.

domenica 30 settembre 2007

MATERIE PRIME AUMENTANO PANE PASTA ETC

CAUSA IL DEPREZZARSI DEL DOLLARO LE MATERIE PRIME HANNO INIZIATO AD AUMENTARE VALORE ,
CREDO SIA QUESTA UNA RISPOSTA NORMALE DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO NON TANTO DAL PUNTO UMANO

PERO' OGGI MI VIENE DA FARE QUESTA CONSIDERAZIONE ABBASTANZA O POCO NON SO'
PSEUDO-POPULISTA:

GROSSE SOCIETA' CHE VENDONO GRANO , FARINA PASTA SOPRATUTTO SE NEGOZIATA IN DOLLARI VEDRANNO I LORO BILANCI PARADOSSALMENTE DECRESCERE ANCHE PERCHE' UN EVENTUALE MINOR COSTO NON COMPORTEREBBE MAGGIORE CONSUMO;
QUINDI I BILANCI E RISORSE FINANZIARIE PRESENTEREBBERO SEGNI NEGATIVI ED ALLORA PER RECUPERARE IL GAP LA COSA PIU' SEMPLICE E' AUMENTARE I PREZZI E COMPENSARE....
LE SOCIETA' CONTINUANO A FARE PROOFITTI ANCHE PERCHE' QUANDO IL DOLLARO SI APPREZZERA' SICURAMENTE IL PREZZO NON CALERA' E LE CORPORATION CONTINUERANNO A MACINARE DENARO....
LO STESSO DENARO CHE PERMETTE ALLE CORPORATION DI SVILUPPARE INVESTIMENTI TECNOLOGICI E PRODUTTIVI ,LEGATE AI VOLUMI, CHE GENERANO ECONOMIE DI SCALA SEMPRE MAGGIORI E QUINDI COSTI DI PRODUZIONE SEMPRE PIU' BASSI CHE CNSENTONO A POTERI DI ACQUISTO BASSI E PERSINI MOLTO BASSI DI GODERE DI QUESTI BENI (ALIMENTARE, VESTIARIO, FARMACEUTICO, ELETTRONICO..)


giovedì 27 settembre 2007

QUANDO CI RENDIAMO CONTO CHE E' FINITA?

De Mita all’attacco «Spettacolo penoso»




DALL’INVIATO ALDO BALESTRA Lioni. «Mi dispiace, dovrete fare ancora i conti con la mia presenza». Ciriaco De Mita sale sul palco del centro sociale di Lioni, a due passi dalla sua Nusco, e con una battuta esorcizza la questione, in via di sofferta soluzione, del mancato accoglimento delle liste nazionali di Campania Democratica. Il fidato Mario Sena, capogruppo della Margherita in Regione Campania, via telefono ogni tanto s’informava sull’esito del ricorso. Ma De Mita, che apre la campagna elettorale per le Primarie del Pd nel collegio Alta Irpinia, nemmeno sembra preoccupasi più di tanto. Certo, quella ricusazione, per quanto «tecnicamente frutto dell’utilizzo di un meccanismo procedurale male interpretato», per lui resta una «provocazione». «Sì, non mi spiego - confida - tutto questo in un partito che nasce, che si fa, che è per aggregare e non ”contro” qualcuno. Logico che non ci sia entusiasmo, sarebbe strano se ci fosse, perchè è difficile suscitare entusiasmo se i giocatori della squadra si prendono a calci». Ed allora De Mita, di ritorno ieri da Roma, racconta che quasi stava disertando l’appuntamento serale di Lioni, al cospetto di centinaia di persone, accolto dalla padrona di casa Rosetta D’Amelio, diessina lionese ed assessore regionale alle Politiche sociali, capolista di Campania Democratica per l’assemblea regionale. «Certo - afferma De Mita - non c’è partecipazione rassegnata, ma nemmeno entusiasta. Dobbiamo crescere, dialogare, far capire. Noi qui in Irpinia le liste le abbiamo fatte bene, abbiamo integrato esperienze e nuova linfa». Il leader della Margherita, allora, ascolta con attenzione l’intervento di una ragazza ventenne altirpina, Luana Evangelista, della Sinistra Giovanile, che lo segue in lista, al numero due. «Proviamo insieme a saldare - le dice De Mita - tensione ideale dei giovani e sapienza». Il leader di Nusco è animale elettorale, che si sente già dentro la competizione. «Da questo collegio - afferma - mi aspetto che la lista raccolga almeno 15mila consensi». E l’assessore regionale, D’Amelio, afferma che «il compito di tutti i candidati sarà quello della mobilitazione, del portare al voto gente che si convinca che con la partecipazione si può approdare ad un nuovo orizzonte politico che, in Veltroni, ha il suo garante». E se Sena (capolista regionale in Bassa Irpinia, e dunque lontano dalla natia Sant’Angelo) avvisa sui «rischi verso il 14 ottobre di una deriva inquinante, di intrighi e infiltrazioni tesi a delegittimare», De Mita non resiste a qualche chiosa feroce. Verso Gad Lerner che l’ha recentemente criticato («ma ad Avellino, in un confronto con me, non aveva detto che mi avrebbe visto come padre nobile del Pd? Sia chiaro, ho deciso io di non candidarmi quando mi sono accorto che potevo farlo»), Rosy Bindi («lei parla contro le oligarchie, ma chi l’ha messa al governo, forse lo Spirito Santo?») ed Enrico Letta («è sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, senza mai essersi impegnato in una campagna elettorale»). E difende, De Mita, il «suo» candidato campano per il Pd, Tino Iannuzzi. Così: «Altro che candidato oscuro. È un parlamentare attento e scrupoloso, preparato sulle vicende regionali. E lasciate che ve lo dica io, che alla Camera sono seduto accanto a lui. E vicino a De Luca».

domenica 12 agosto 2007

Non e' da concepire come allarmismo ma solo riflessione

L COMMENTO

L'ombra della crisi del '29
sui nostri risparmi

di EUGENIO SCALFARI


CI SONO state molte altre crisi finanziarie negli ultimi vent'anni del Novecento, dovute all'improvviso sgonfiarsi di bolle speculative. La crisi del rublo, quella dell'insolvenza messicana, quella dei "bonds" argentini, quella (e fu la più violenta e diffusa) che travolse i super-investimenti nell'industria informatica. E naturalmente le crisi petrolifere che portarono alle stelle i prezzi del greggio con ripercussioni non solo sulla finanza ma sull'economia reale. E tutte, ovunque fosse il loro epicentro iniziale, coinvolsero il centro finanziario del mondo: Wall Street, le grandi banche d'affari americane, l'immenso ventaglio dei loro clienti internazionali e multinazionali, chiamando in causa inevitabilmente anche la Federal Reserve, la Banca centrale americana, supremo regolatore del sistema monetario e finanziario del pianeta.

Ma nessuna di queste "fibrillazioni" somiglia a quella di questi giorni. Forse proprio perché nel caso attuale l'epicentro è nel sistema bancario americano, nei mutui immobiliari facili, nel loro piazzamento in titoli "derivati" e nella loro diffusione in molte istituzioni finanziarie internazionali.

La finanza Usa e la Fed questa volta non giocano di rimessa, ma giocano in proprio. Il sisma nasce lì, a Manhattan, nel cuore della Grande Mela e ciò aumenta la sua potenza diffusiva e le sue devastanti capacità.
C'è però un precedente cui la crisi attuale può esser confrontata ed è il terremoto finanziario del 1929. Lo si nomina poco in questi giorni, anche gli analisti che inclinano piuttosto al pessimismo fingono di dimenticarsene, forse per scaramanzia. Ma, pur nelle grandi differenze di contesto rispetto a ciò che accadde ottant'anni fa, le analogie sono impressionanti.

Consiglio ai lettori di procurarsi e di leggere un libro diventato fin dal suo primo apparire un classico in materia: "Il grande crollo" di Kenneth Galbraith. E' una lettura paurosamente affascinante. Intanto la crisi di oggi e quella del '29 cominciano allo stesso modo: una gigantesca bolla immobiliare, mutui facili, esposizione di istituti bancari specializzati in questo settore, fame di case concentrata soprattutto in California e in Florida, emissione di azioni da parte di società-fantasma, cieca fiducia dei risparmiatori, rifinanziamenti a breve da parte del sistema bancario, interventi (inutili) della Banca centrale e delle principali istituzioni finanziarie, in particolare le banche d'affari che facevano allora capo ai Rockefeller, ai Morgan, ai Rothschild.

Nel '29 vigeva il sistema aureo, non esisteva alcuna disciplina sul mercato dei cambi, New York, Londra, Berlino, Parigi erano in accesa competizione tra loro. Ciò aggravò e moltiplicò gli effetti del sisma che da una crisi di Borsa si estese al dollaro, dalla moneta americana alla sterlina e al marco tedesco e a tutto il sistema aureo, cioè a tutte le monete del mondo.
Per fortuna il sistema monetario mondiale è oggi completamente diverso, l'amplificazione dei fenomeni si verifica agevolmente ma è entro certi limiti governabile. Siamo più attrezzati di allora. Ma le analogie restano e i rischi sono tutt'altro che lievi.

Non starò ora a ripercorrere le tecniche dei mutui immobiliari, della loro cartolarizzazione in titoli, dei tassi di interesse prossimi allo zero per invogliare la clientela, dell'assenza di valide garanzie e infine nella diffusione anche fuori dal mercato Usa dei titoli - spazzatura e dei relativi rischi. Nei giorni scorsi tutto questo perverso meccanismo è stato ampiamente descritto e quindi lo do per noto.

Ricordo soltanto ai lettori che il mercato immobiliare e il suo enorme indotto coprono almeno un quarto dell'economia Usa. A loro volta i consumi privati rappresentano i due terzi della domanda interna di quel paese e gran parte di essi, specie tutta la fascia dei beni durevoli, è strettamente connessa alla costruzione di nuove abitazioni. Stiamo insomma discutendo di uno dei gangli vitali del sistema America e del "business" ad esso collegato.

Questo sensibilissimo settore è entrato in crisi di insolvenza. I clienti che hanno contratto mutui sono insolventi, non hanno soldi per pagare le rate; di conseguenza i loro creditori diventano man mano insolventi anch'essi; i risparmiatori che hanno affidato i loro risparmi a fondi d'investimento che hanno in portafoglio anche titoli immobiliari, ritirano i loro capitali; i fondi più deboli e più presi di mira cominciano a congelare le quote della clientela e creano in questo modo altri punti d'insolvenza. Purtroppo tra i fondi coinvolti ci sono anche alcuni fondi-pensione che sono tenuti dai loro statuti a corrispondere con periodica frequenza i dividendi ai pensionati. Per ora non si ha notizia di insolvenze in questo delicatissimo settore. Auguriamoci che i gestori dei fondi-pensione non siano stati troppo aggressivi nella ricerca di rendimenti superiori alla media.
Si tratta comunque di un'insolvenza abbastanza diffusa. Il governatore della Fed, in una recentissima dichiarazione, l'ha valutata a cento miliardi di dollari. Per ora le insolvenze acclarate ammontano a cifre molto minori, eppure sono state sufficienti a terremotare i mercati finanziari in Usa, in Europa, in Canada, in Australia. L'Asia, Giappone compreso, sembra al riparo dalla tempesta. Ma se e quando dovessero venire allo scoperto le insolvenze preannunciate da Bernanke, gli effetti potrebbero essere assai più micidiali.

Proprio per impedire che ciò accada e soprattutto per recuperare la fiducia dei risparmiatori e degli operatori, le Banche centrali hanno deciso di concerto di iniettare liquidità nei mercati con prestiti a breve e brevissimo termine ai sistemi bancari, accompagnando queste operazioni con inviti alla calma e solenni assicurazioni che la crisi è circoscritta, le insolvenze limitate, la liquidità comunque garantita e i "fondamentali" senza alcun contraccolpo. Non avevano altra strada, le Banche centrali, che stanno facendo egregiamente il loro lavoro. Riassorbire l'eccesso di liquidità quando non sarà più necessario non è tecnicamente difficile. Non è detto invece che il recupero di fiducia avvenga rapidamente.

Nella crisi del '29 non avvenne, anzi durò per molti mesi fino a creare effetti depressivi sulle economie reali. Abbiamo già detto che le autorità monetarie e le istituzioni finanziarie sono oggi molto più attrezzate di allora. Tuttavia la fiducia è un elemento immateriale e estremamente volatile. L'ostentata tranquillità delle Banche centrali e delle autorità monetarie può non esser sufficiente a ripristinarla.

Se poi prendesse corpo la speculazione ribassista con l'obiettivo di deprimere fortemente i listini di Borsa per poi ricoprirsi realizzando favolosi guadagni, come spesso avviene in situazioni del genere, non c'è Banca centrale che possa reggere né fiducia che possa esser recuperata. E' tuttavia difficile (o almeno così ci auguriamo) un intervento massiccio al ribasso. La situazione dei mercati si è fatta di colpo così delicata che un intervento speculativo al ribasso potrebbe produrre effetti di tale magnitudine da render poi impossibile per lungo tempo l'esito positivo per gli speculatori. C'è insomma un deterrente psicologico, e speriamo che basti a fermar la mano della speculazione.

La Borsa italiana ha preso nell'ultimo mese e in particolare negli ultimi tre giorni potenti scoppole, più o meno in misura analoga a quella degli altri mercati europei. Più per contagio che per reali insolvenze. Di queste ne sono finora venute alla luce assai poche. Quella, di circa 700 milioni, dei tre fondi della Paribas parzialmente congelati. Altre sulle quali per ora circolano soltanto voci.

Il contagio comunque si può propagare come il "venticello" della calunnia cantato da Don Basilio nel "Barbiere di Siviglia". Ma se non è sostenuto da evidenze concrete può essere rapidamente dissipato. Il caso italiano non sembra dunque particolarmente esplosivo. C'è un punto tuttavia che merita di esser considerato e riguarda i fondi pensione nei quali sono recentemente affluiti oltre un milione di pensionandi che hanno versato i loro Tfr col metodo del silenzio-assenso.

Si è fatto un gran can-can da parte della "setta" degli economisti liberali perché il collocamento del Tfr nei fondi non era stato sufficientemente incoraggiato dal governo. Era una menzogna e il risultato delle sottoscrizioni lo dimostra. Ma ora ci sarà chi rimpiangerà, tra i pensionandi che hanno scelto la previdenza complementare, di non aver versato i propri Tfr ai fondi aziendali gestiti dai sindacati o addirittura di non aver conservato il vecchio sistema della previdenza pubblica dell'Inps. Gli investimenti arrischiati di alcuni fondi - pensione americani ci dicono che anche la via della previdenza alternativa non è cosparsa di rose e fiori e che il mercato non è mai stato e mai sarà il paese di Bengodi se non per i pochi che possono manovrarlo a danno dei molti.

C'è un altro aspetto italiano che vale la pena di considerare. E' opinione diffusa che l'eventuale rallentamento della crescita della nostra economia, aggravato dai possibili effetti della crisi in atto, spingerà in alto l'onere del debito pubblico sul bilancio dello Stato. Personalmente credo sia un marchiano errore fare simili previsioni. La crisi finanziaria in atto ha aumentato e ancor più aumenterà la propensione dei risparmiatori a investire in titoli pubblici, Bot o pluriennali. Questa propensione produrrà un aumento della domanda di quei titoli e quindi un'occasione per il Tesoro di spuntare condizioni più favorevoli nel momento dell'emissione.

L'aspetto più preoccupante della situazione italiana sta invece nei possibili effetti di rallentamento sulla crescita del Pil che la crisi può esercitare. Rallentamento dovuto ad un calo nei consumi, allo sgonfiamento della bolla immobiliare che anche da noi è in corso e quindi nell'occupazione, nel reddito e negli investimenti nell'ampio indotto dell'industria edilizia.
A fronte di questi temuti effetti recessivi si ripete il suggerimento di accelerare le riforme. Ma quali?
Bisognerebbe specificare un po' di più se si vuole evitare la ripetizione giaculatoria della parola "riforme".

Le liberalizzazioni, certo. Ma non bastano, agiscono con ritardi tecnicamente inevitabili, non possono comunque essere effettuate tutte insieme in dosi massicce senza sconvolgere mercati alquanto sinistrati.
Il rallentamento nella crescita impone di concentrare l'azione del governo su quell'obiettivo. E quindi: favorire gli accordi governo-sindacati in favore della produttività; concentrare la spesa pubblica sui lavori pubblici e le infrastrutture; procedere a ulteriori sgravi fiscali sul lavoro e all'ulteriore sostegno dei bassi redditi.

Le crisi finanziarie hanno, come la loro storia ha invariabilmente dimostrato, l'effetto di accrescere la responsabilità e il ruolo dello Stato nel rilancio dell'economia. Così accadde nell'America del '29, dove la crisi spazzò via la lunga dominanza dei conservatori e aprì la stagione dei riformisti, dai tre mandati di Roosevelt, a Truman, a Johnson, a Kennedy, a Carter, a Clinton.

La ragione è evidente: le crisi determinano rallentamento nella domanda. La ripresa avviene rifinanziando la domanda. E quando è in sofferenza il settore delle costruzioni, affiancando all'investimento privato un massiccio e organico investimento pubblico. Tanto più in un paese come il nostro dove le infrastrutture sono carenti al Nord quanto al Sud. Su questa politica il governo può ritrovare compattezza ed efficacia. La situazione è già abbastanza seria per smetterla con i tiri alla fune e gli strappi per esibire una forza che isolatamente nessuno possiede.

giovedì 9 agosto 2007

La lettera del professionista deluso: «Pago 900mila euro di Irpef, ma so che saranno buttati»

Caro direttore, mi accingo in settimana a pagare oltre 900mila (sì, novecentomila) euro di Irpef e mi scusi se tengo, per ragioni evidenti, celato il mio nome ai suoi lettori. Sono, nonostante il mio alto reddito, un piccolo professionista di provincia, innamorato del suo lavoro, e che è stato sempre oltremodo fedele al dovere fiscale.

Non mi è mai pesato pagare le tasse; anzi, visto che i professionisti "vanno per cassa", mi sono sempre detto: «Se li pago, vuol dire che li ho riscossi»; inoltre, mi sono sempre auto-convinto del fatto che la mia annuale dichiarazione dei redditi rappresentasse una specie di "diploma" di aver avuto un bel successo professionale nel periodo d'imposta precedente.
Questo reddito lo ottengo lavorando in effetti moltissimo: mi sveglio alle 4,45 ogni mattina, lavoro ininterrottamente fino a notte, non mi concedo mai vacanze né weekend, vedo i miei famigliari raramente.
Ho una moglie santa, che per fortuna ha capito quanto il lavoro sia parte di me; ho due figlie splendide, di cui faccio fatica a incrociare lo sguardo perché sono convinto di sottrarre loro una ricchezza inestimabile, che è il tempo che invece dovrei dedicare loro. Spero almeno di insegnare loro che con l'impegno, anche se non siamo in America, si ottengono risultati.
Non lavoro per i soldi: a parte che non saprei come "godermeli", ho fatto un impegno con me stesso di avere uno stile di vita morigerato (e a imporlo alla mia famiglia) perché vengo da una famiglia piccolo borghesee intendo perpetuare i valori di queste origini. I soldi sono solo una conseguenza, non sono l'obiettivo o il presupposto.
Potrei lavorare di meno, dirà Lei. Certo, ma io appartengo a una categoria di persone che nel lavoro trovano una grande "realizzazione". In più, io ho scelto di fare il professionista con l'idea di dare il servizio intellettuale più eccellente possibile a chi me l'avesse chiesto: quindi mi impegno al massimo e cerco di trattare con la stessa attenzione sia le pratiche piccolissime che quelle ingenti. Non mi riesco a rifiutare a nessuno, faccio il possibile per accontentare tutti; insomma, anche se non mi sono mai drogato nemmeno con uno spinello, capisco benissimo cos'è la dipendenza e come sia difficilissimo uscirne. Vede? È agosto inoltrato, e io sono qui a lavorare!
Che c'entra tutto ciò, dirà Lei?
C'entra che mi sono stancato. Vedo in ogni momento della mia giornata quintalate di denaro nero; vedo le *****rie di chi specula illecitamente nel mercato finanziario; vedo gli uffici pubblici che non funzionano; vedo gravissimi sperperi di denaro pubblico; vedo la scuola che non insegna; vedo i ragazzi che si laureano e scrivono la tesi senza sapere l'italiano (altro che insegnarlo agli extracomunitari...); vedo i politici di un livello umano e professionale sotto qualsiasi soglia minima; vedo s*****zia in ogni angolo; faccio code insopportabili; subisco liste d'attesa da terzo mondo; vedo fannulloni che ingrassano e sprechi dappertutto. Vedo patrimoni pubblici in stato decrepito che, un solo minuto dopo esser stati "privatizzati", hanno sperticati aumenti di valore. Vedo treni indecenti, per pulizia e ritardi e autostrade inservibili a causa di montagne di traffico. Vedo inciviltà a ogni passo che muovo.
Vedo i Tribunali che non funzionano: c'è da tremare a entrare in un Tribunale avendo ragione, perché vi sono fondate probabilità di uscirne avendo torto; e così c'è l'incentivo a impostare la propria vita beffando gli altri, perché è molto probabile che ti giudichino non colpevole. Quando uno Stato non assicura giustizia, credo che sia uno Stato con la canna del gas in bocca. Discorsi populisti e superficiali, detti e stradetti, dirà Lei. Senz'altro. Ma resta il fatto che mi sono stancato. Vorrei poter trovare nuovi stimoli dedicando il mio versamento alla costruzione di un'opera pubblica specifica (per poter dire«l'ho finanziata io», almeno così i miei soldi servirebbero a qualcosa) invece di farlo finire nel calderone della finanza pubblica: non sono per nulla orgoglioso di formare un "tesoretto" a mio nome. Vorrei poter dire, quando entro in un ufficio pubblico: «Io vi pago, vorrei avere un servizio almeno decente ». Ma da solo mi rendo conto che sono discorsi da matti.
Resto quindi stanco e senza soluzioni.
Mi pesa francamente troppo l'aver lavorato come una bestia per versare 1 miliardo e 800 milioni di vecchie lire a un socio occulto (lo Stato) che non solo non mi aiuta, ma mi ostacola (dimenticavo: aggiungiamo anche 250mila euro di versamenti previdenziali, quisquilie!). E allora? Allora continuerò a lavorare (e a incassare), ma sento forte lo stimolo a smettere di pagare: a tenere i soldi da parte, senza rubarli, ma nascondendoli (non è difficile, lo fanno tutti); e a versarli, se già non li avrò dati in beneficenza, quando la classe politica se lo meriterà di nuovo (e, beninteso, non è quella che oggi è all'opposizione).
Ma temo che forse, sempre che credano negli stessi miei principi, li verseranno i miei eredi. (Le
ttera firmata)

sabato 28 luglio 2007

ANALISI PER PIAZZA AFFARI

Le borse mondiali non usciranno in tempi rapidi dalla fase orso di questi giorni. Ne sono convinti gli analisti contattati questa mattina da Finanza.com. La visione generale è che questa volta ci si trovi di fronte a qualcosa di più di una salutare correzione. E questo nonostante ci sia chi nel breve preveda un rimbalzo che potrà essere anche corposo.



“Il momento è molto pericoloso – spiega Luca Noto, fund manager di Mps A.m. – stiamo riducendo le posizioni di rischio dove possiamo. Il repricing delle asset class che più avevano corso e il forte calo dell’equity sono segnali da prendere seriamente anche se i sottostanti economici sono ancora buoni. Comprare equity ora è abbastanza rischioso”.



Gli fa eco Giorgio Radaelli, strategist di Banca Bsi: “C’è in atto un’avversione al rischio e la situazione è relativamente preoccupante. E’ probabile che la correzione non sia ancora finita, noi attualmente siamo sottopesati sull’equity, e le condizioni per rientrare ci saranno solo con un calo dei prezzi di almeno il 5% e un non peggioramento dei fondamentali. E’ il caso di ridurre anche se è un po’ tardi. Se si è molto lunghi adesso andrei comunque a benchmark”.



Un parziale conforto viene dall’analisi grafica. Chiara Locati, analista di Twice Sim non esclude infatti un rimbalzo: “L’S&P/Mib ha testato il supporto a 39300 punti, se riesce a tenerlo – spiega - non è da escludere un rimbalzo tra i 40500 e i 41500 punti che potrebbe essere anche vivace, per poi aprire la strada a una probabile nuova puntata verso il basso con target di arrivo a 38mila punti. Con l’aumento della volatilità, così come il ribasso è avvenuto velocemente, altrettanto potrebbe esserlo il rialzo. Il mercato in questi anni è salito tanto, una correzione potrebbe essere protratta, mi aspetto instabilità”.



Il repricing del credito e la fine del denaro facile potrebbero dunque indebolire ulteriormente i listini. L’economia reale finora non ha dato segni di cedimento (per il Pil Usa in uscita oggi è previsto un +3,2%), ma rischi esistono anche su questo fronte. “Il rischio contagio – spiega Radaelli – esiste e si potrebbe assistere a un effetto ricchezza sui consumatori, come quello che, stando alla stampa statunitense, cominciano a segnalare le case automobilistiche”. Oltre che i consumi il passo successivo delle crisi immobiliari e del credito potrebbe vedersi nei bilanci delle aziende. “Si rischia il rallentamento dei risultati finanziari - spiega Noto - a causa dell’iscrizione di perdite finanziarie nei libri societari.

giovedì 28 giugno 2007

bravo Veltroni.... peggio di altri

7 giugno 2007

Alla faccia della coerenza...



Guardate cosa giurava in tv Veltroni (video ripescato grazie a Daw):

Una sola domanda: e la coerenza, caro Walter, che fine ha fatto? Già, ma tanto
la gente dimentica in fretta le promesse strappa-applauso fatte in televisione.
E poi Veltroni, non dimentichiamocelo mai, è quello che aveva promesso che,
conclusa l'esperienza di sindaco di Roma, avrebbe lasciato la politica per
dedicarsi ad aiutare i bambini in Africa (che a questo punto lo vedranno
al massimo in cartolina Walter "il buono"). Per la leadership
del partito democratico c'erano
due possibilità: la serietà e la concretezza di Bersani, insomma la "sostanza"
di uno dei pochi che in Italia prova davvero a fare riforme in senso liberale
(ribadisco ancora una volta che personalmente stimo molto Bersani),
e il neo-kennedysmo all'amatriciana di Veltroni, insomma tanta "forma"
e poca sostanza. Significativo il giretto ad uso mediatico che Walter si è
fatto nel Paese di Don Milani. Con tutto il rispetto per Don Milani, l'Italia
ha molto più bisogno di progetti concreti, e sottolineo concreti, prima che
di celebrazioni in stile fiction con troupe tv al seguito. Dunque, la sostanza
di Bersani contro la forma di Veltroni. Ma nell'era mediatica, ahimè,
vince la forma.

martedì 26 giugno 2007

CHL E' PRONTA COME GIA' ANTCIPATO QUALCHE TEMPO FA'



Chl. A giorni Cda per incremento quota Cornell






martedì 26 giugno 2007 - 11:47

Con l’uscita dalla black list parte la nuova fase di crescita di Chl a livello industriale. Ma anche finanziario, con il fondo Cornell pronto a fare la sua parte. Il gruppo dopo l’ok di Consob ha avviato un piano massiccio di investimenti tecnologici per rafforzare la leadership in Italia del portale e-commerce. Nuovo sito, ma anche nuovi finanziamenti per crescere per linee interne con nuovi prodotti merceologici e accordi commerciali. Risorse finanziarie a sostegno di questo piano industriale che arriveranno anche dall’ulteriore incremento della quota del fondo americano Cornell Capital. Secondo quanto risulta a IlNuovoMercato, proprio nei prossimi giorni si terrà un Cda straordinario per deliberare l’ulteriore aumento di capitale per favorire l’ingresso di Cornell nel capitale di Chl. Sarebbe il primo step di una serie di successivi aumenti di capitale che dovrebbero portare nelle casse della società dei Franchi una cifra vicina ai 10 milioni di euro.

martedì 19 giugno 2007

ECONOMIA ITALIANA ANALISI A DIR POCO PERFETTA

Il pil Italiano cresce, a rilento ma cresce.
Eppure se guardiamo il rapporto PIL/Costo del debito pubblico ci accorgiamo come si e’ passati da un 4,5% del 2005 al 4,9% previsto per il 2008.
La ragione e’ semplice, l’aumento dei tassi di interesse passati in poco piu’ di 18 mesi dal 2% al 4% ha messo in ginocchio le finanze italiane.
La cosa assurda e’ che nessuno ne parla con la dovuta serietà! La crescita dei tassi penalizza il nostro paese in maniera sostanziale, eppure basterebbe che il tesoretto venisse utilizzato per ridurre il debito pubblico per rendere la situazione meno drammatica. Invece no. Nessuno vuole utilizzare il tesoretto nel modo piu’ appropriato.
Tanto siamo in Europa….qualcuno dice! Nel senso che, essendo in Europa, la spread dei tassi con quelli degli altri paesi non puo’ peggiorare. Questo e’ vero e chi se ne avvantagia sono le aziende/imprenditori sane ma non certo i cittadini!

Facciamo due conti in tasca a una famiglia media italiana:
Vediamo cosa succedeva 18 mesi fa quando i tassi erano al 2% e cosa potrebbe succedere se i tassi arrivassero al 4,5% per fine anno per la nostra famiglia.
Per ipotesi supponiamo che la famiglia abbia contratto un mutuo sulla prima casa per un importo di 200.000 euro a tasso variabile e abbia assets finanziari per 250.000 euro e una bassa propensione al rischio investendo il 20% in azioni e il resto in obbligazioni a breve.

2005!
Questa famiglia 18 mesi fa pagava il mutuo Libor (2%) + 70 basis point ovvero 2,7% ovvero 5400 euro all’anno.
Passiamo alle obbligazioni
200.000 Euro investiti in Bot al 2% tassati al 12,5% danno alla famiglia ricavi per 3.500 euro.
50.000 Euro in azioni al 15% di rendimento (rendimento medio degli ultimi anni) con tassazione al 12,5% danno 6550 euro
La somma porta a un ricavo di 10.050 Euro da attivita’ finanziarie.
Passiamo al valore della casa. 18 mesi fa le aspettative sul valore degli immobili erano di continua rivalutazione a tassi del 8% (media degli ultimi anni). Supponendo che l’immobile valesse 400.000 euro la famiglia si attendeva aumenti di patrimonio nell’ordine di 32.000 euro per anno da rivalutazione.
Quindi per riassumere. La famiglia media aveva costi per 5400 euro e ricavi per 10.050 (differenza positiva per 4650 euro) ai quali si aggiungeva una maggiore ricchezza da rivalutazione immobili per 32.000 euro.

Vediamo a fine 2007!
A fine anno la stessa famiglia paghera’ sul mutuo Libor (4.5%) + 70 basis point ovvero 5,2% ovvero 10.400 euro.
Ma la stessa famiglia guadagnera di piu’ sugli assets finanziari…??.vediamo
200.000 euro in Bot renderebbero il 4,5% tassati al 12,5% ovvero 7.880 euro.
Dalle azioni, con i tassi al 4,5% possiamo attenderci rendimenti inferiori (basta vedere che da inizio anno il mercato italiano abbia reso solo il 5%). Ipotizziamo un rendimento del 10%, ovvero 5000 euro che tassati al 12,5% danno un rendimento di 4.400 euro.
Passiamo al valore dell’immobile. Con tassi di interesse in aumento gli immobili diventano sempre meno interessanti. Ipotizziamo quindi un aumento del valore della casa del 4% ovvero di 16.000 euro.
Quindi la stessa famiglia 18 mesi dopo si ritrova costi per 10.400 euro e rendimenti di 12280 euro (differenza positiva di solo 1880 euro).
Il maggior valore degli immobili e’ atteso per 16.000 euro.

ALCUNE RIFLESSIONI:
L’aumento dei tassi di interesse non e’ positivo per una famiglia media. Infatti sui tassi di interesse attivi la persona paga il 12,5% di tasse mentre nulla puo’ detrarre dai tassi di interesse passivi.
Abbiamo visto che a distanza di 18 mesi il costo (da interessi) per un mutuo passa da 5400 euro a 10.400 (la differenza negativa e’ di 5000 euro). Sulle attivita’ finanziarie obbligazionarie si passa da rendimenti di 3500 euro a 7880 euro. La differenza e’ di 4380 euro. Quindi la tassazione al 12,5% incide in maniera significativa sulla differenza di rendimenti.

RICORDO CHE LA FAMIGLIA….
-se avesse investito in obbligazioni a lungo termine avrebbe perso molti soldi negli ultimi 18 mesi.
-se si fosse indebitata nel credito al consumo sarebbe stato ancora peggio.
-L’ipotesi di mercato azionario con performance positive e del continuo aumento del valore degli immobili non e’ detto che si avverino. Sono molti a credere che i mercati azionari non possano salire all’infinito con crescite a doppie cifre e che una discesa sia alle porte. Cosi come molti pensano che gli immobili possano addirittura scendere di valore.
-Non aggiungerei le spese accessorie per gli immobili che sono in forte aumento (tasse, costi di mantenimento)
-La crescita dei salari e’ancora molto bassa.
-La famiglia media italiana non ha Bot e Fondi azionari ma e’ stata riempita da prodotti strutturati e polizze unit link a capitale garantito che, in caso di scarsa salita dei mercati azionari (o discesa) porteranno a rendimenti vicino allo 0% mentre i tassi sono in salita. Uscire da tali prodotti sarebbe particolarmente oneroso.
di paolo barrai

lunedì 18 giugno 2007

QUANDO LA PROFESSIONE VA DISTINTA DALLE ALTRE ATTIVITA'......

eccoci
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Solo contro tanti
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La città si riveste di verde e trova nelle sue strade il grande entusiasmo che già aveva conosciuto nel passato. Rivive un senso di liberazione, l’appuntamento non tradito con un grande evento.
Fra tante sfide non vinte, quella di ieri al Partenio consegna al popolo irpino motivi di orgoglio. Riapre il sentiero dei sogni verso quei traguardi già raggiunti negli anni settanta.
E’ questo il grande miracolo del calcio. Esso riesce ad aggregare, a diventare riferimento di una comunità, ad unire, come difficilmente avviene in altri settori. Forse non è il momento di parlarne, ma non farlo sarebbe un’ipocrisia.
Ora che i lupi sono tornati in serie B vale la pena di ricordare, mentre legittimamente si festeggia la promozione, che il cammino non è stato facile. Soprattutto, mi sia consentito, per Massimo Pugliese. Ha dovuto sopportare di tutto. Ingiurie, accuse, vicende personali che si sono intrecciate con i risultati che di domenica in domenica maturavano sul campo. Problemi legati alla sua attività professionale che sono stati messi sul banco degli imputati e così via. Fino alla coda di questo campionato, quando sospinto da un tifo sempre più esasperato, e sul quale era facile prevedere pressioni esterne, fu costretto ad esonerare mister Nanu Galderisi a cui oggi non può non andare il sincero ringraziamento per aver messo su una squadra competitiva e temibile. Il merito di questa promozione appartiene anche a lui.
Come, per la minima parte a Giovanni Vavassori che firma l’evento. Ma è soprattutto ai fratelli Pugliese che occorre oggi dire grazie. Per ripagarli delle tante amarezze e per augurare loro la stessa tenacia dimostrata in questo campionato anche nella serie cadetta.

sabato 16 giugno 2007

VIOLENZA O LEGITTIMA DIFESA?

Seconda violenza contro Ariano e il suo territorio, perché non c’è mai stato uno studio di fattibilità, di esame delle conseguenze sui corsi d’acqua e sulle falde acquifere.
3) Fatta la discarica, che doveva ricevere rifiuti urbani, si cominciarono a notare camion con targhe straniere che nottetempo scaricavano qualcosa. Immondizia non poteva essere perché nessun paese straniero è venuto a sversare in Italia. Gli agricoltori della zona ed alcune forze politiche denunciarono queste circostanze. Nessuno mai ha aperto una inchiesta.
Come la vuoi chiamare, violenza passiva? E sia, ma siamo alla terza violenza contro Ariano e contro i coltivatori della zona che sono stati costretti a togliere ogni attività legata alla pastorizia perché nessuno comprava più i prodotti provenienti da quella zona ritenuta inquinata.
4) Finalmente un giudice vuole vedere chiaro. Apre una inchiesta e requisisce la discarica. Che fa il Governo? Vara un decreto legge con il quale vanifica l’iniziativa del magistrato. Riapre la discarica. Capito bene? Siamo alla quarta violenza, questa volta contro la magistratura (a difesa della quale certe forze si ergono solo quando va loro a fagiuolo, contro la costituzione e ancora una volta contro Ariano).
5) Un ministro della Repubblica impedisce l’utilizzo di una discarica più vicina al suo collegio elettorale, tanto da costringere Bertolaso a minacciare le dimissioni, e poi si associa al varo del decreto legge di cui sopra. Quinta violenza: alla parità dei cittadini di fronte alla legge. Lo vuoi chiamare clientelismo? Sempre violenza è.
6) Il giorno 11 giugno il Consiglio comunale di Ariano si riunisce e all’unanimità, da destra a sinistra, vota un ordine del giorno in cui si dichiara contrario alla riapertura della discarica e fa presente che potrebbero esserci anche problemi di ordine pubblico. La risposta del Governo non si fa attendere: il giorno successivo il Prefetto di Avellino chiede con un fax al Sindaco e al Presidente del Consiglio Comunale di Ariano di convocare il Consiglio stesso per il giorno 14 alle ore 12. E’ il sesto atto di violenza; condotto contro gli arianesi e il proprio organo di autogoverno: il Consiglio Comunale. Ma come si poteva pensare che ventuno consiglieri si rimangiassero ciò che avevano deliberato qualche giorno prima?
7) Come definisci tu una personalità istituzionale, a livello provinciale, che in questi giorni ha fatto questa proposta: fateci aprire la discarica e noi vi facciamo sbloccare presto la strada per Foggia, cioè la strada statale 90 per le Puglie. Tu come definisci questo episodio: delirio di onnipotenza, stupidità, insipienza? Puoi definirlo come vuoi, per me è il settimo atto di violenza. I tuoi lettori devono sapere che per una frana di cento metri la strada per Foggia è interrotta da oltre due anni.
Se la frana si può riparare, lo si faccia. Se, invece, come sostiene l’Anas, la cosa è complicata per via del movimento complessivo della collina sovrastante, perché questa personalità non tace senza avvelenare di più gli animi?
Si dice: Bertolaso aveva il diritto di incontrare gli amministratori e le associazioni.
Si, è vero. Ma un diritto si può esercitare con maggiore forza e autorevolezza quanto più si assolve prima al proprio dovere.
Il dovere di Bertolaso era, ed è, quello di rimuovere gli ostacoli che si sono frapposti fino ad oggi alla soluzione del problema dei rifiuti in Campania: incapacità gestionale, clientelismo, ruolo della camorra, sperpero di pubblico denaro per consulenze inutili e mai applicate. Non una queste, ma una serie di violenze che Bertolaso aveva il dovere di rimuovere. E non lo ha fatto o non glielo hanno fatto fare. Conclusione: si vuole esagerare e chiamare violenza il lancio di fogli di carta con la scritta “NO” e un calcio contro la macchina? Ebbene è stata violenza per legittima difesa. Non luogo a procedere. L’esasperazione è grande. La discarica di Difesa Grande non può essere disponibile. Va solo bonificata Senza un segnale di inversione di tendenza ad Ariano non si può chiedere niente, nemmeno la riapertura per pochi giorni. Mi dicono, mentre scrivo, che la Segreteria di Prodi avrebbe chiesto il consenso all’apertura della discarica per venti giorni.
Bisogna rispondere no, fermo e risoluto.
E sai perché? Perché c’è un precedente che fa testo: nel giugno del 1998 al sindaco di Ariano, dott. Vittorio Melito, dimissionario sempre per via della discarica, fu chiesto di rimanere al suo posto e, in vari incontri al Ministero dell’Interno, il Ministro in persona si impegnò a far chiudere la discarica entro pochi mesi. Ci sono i verbali. E sai chi era il Ministro, nonché compagno di partito del sindaco? L’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Mi viene da dire che ieri, gli arianesi, hanno difeso anche la credibilità della massima carica dello Stato. Ti ringrazio per l’ospitalità e ti abbraccio Gaetano Grasso

mercoledì 13 giugno 2007

TFR E FONDI PENSIONE -ATTENZIONE AL SILENZIO ASSENSO scad 30.06.07

Consigliamo vivamente di effettuare una scelta entro il 30.06.07 ai lavoratori dipendenti di aziende private,
La legge prevede la canalizzazione del Tfr comunque ad una forma previdenziale complementare gestita dall'Inps (gestita col c....) e non il solito accantonamento come avvenuto fino ad oggi , se siete già iscritti a forme di previdenza complementare di tipo " collettivo" o "altro" cercate di canalizzarlo, per ulteriori informazione scrivetemi pure ...
effettuate la scelta!!!!!!!!!

AUTOVELOX -SENTENZA CORTE DI CASSAZIONE-

Gli amici del blog ci segnalano sentenze di grande utilità...... grazie!!!

Autovelox – multa – assenza di indicazioni circa la sussistenza di apparecchiatura di rilevamento – illegittimità [L. 168/2002]

La multa è nulla se gli automobilisti non sono informati circa l’ utilizzazione ed installazione dei dispositivi di rilevamento elettronico della velocità. (1)

(1) Sul divieto di utilizzare apparecchi che rilevino l’esistenza di strumenti di rilevamento della velocità, si veda Cassazione 12150/2007.

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE II CIVILE

Sentenza 31 maggio 2007, n. 12833

(Presidente Settimj – Relatore Atripaldi)

Svolgimento del processo

Il Ministero dell’Interno ha impugnato, nei confronti di I. A., con ricorso notificato il 5.1.06, la sentenza del Giudice di Pace di Lagonegro, depositata il 26.11.04, che aveva annullato il verbale di contestazione della violazione dell’art. 142/8 C.d.S. elevato dalla Pol. Strada.

Lamenta la violazione dell’art. 201 n. 1 bis lett. f) C.d.S. e art. 4 D.L. 121/02, dato che erroneamente il Giudice di Pace aveva ritenuto che la prescritta informazione agli automobilisti della presenza dell’autovelox fosse "condizione di legittimità dell’eventuale verbale di contestazione", senza considerare il carattere meramente organizzativo e precauzionale di detta norma, volto ad evitare che l’effetto "sorpresa", determini situazioni di pericolo per la circolazione.

L’intimato non resiste.

Attivata la procedura ex art. 375 c.p.c., il P.G. ha chiesto la trattazione del ricorso in P.U.

Motivi della decisione

Il ricorso è manifestamente infondato alla stregua dell’inequivoco disposto dell’art. 4 L. 168/02, secondo cui dell’utilizzazione ed installazione dei dispositivi di rilevamento elettronico della velocità deve esser data informazione agli automobilisti. Norma di carattere imperativo, che non consente all’interprete di disapplicarla in ragione di un’asserita, ma inespressa "ratio", che ne limiterebbe l’efficacia nell’ambito dei rapporti organizzativi interni alla p.a.; e la cui riscontrata inosservanza determina, come già rilevato dal Giudice di Pace, la nullità dell’opposto verbale, perché emesso in violazione di legge.

Il ricorso va, pertanto, rigettato.

L’omessa costituzione dell’intimato, esonera dalla liquidazione delle spese.

mercoledì 6 giugno 2007

Non è il momento giusto per la caduta del Governo gli amici di D'alema devono prima organizzare le loro tasche e attendere il rally borsistico

Telecom Italia a luglio presentera’ i conti.
Sara’ la prima trimestrale senza i profitti della ricarica, aboliti da Bersani.
Sara’ la prima trimestrale del dopo Tronchetti.
Sara’ la prima trimestrale sotto il controllo spagnolo.
Solitamente chi arriva in azienda vuole fare piazza pulita dei cadaveri accumulati negli armadi. Ricordo che la sola Vodafone Italia ha subito pochi giorni fa una svalutazione del patrimonio di 5 miliardi di euro. Vedremo se luglio sara’ il momento della pulizia o si attendera’ piu’ avanti, una volta concluso l’aumento di capitale di Telco e la eventuale nomina di un nuovo Ceo per Telecom.
Aumento di capitale e nuovo Socio.
Telco (che possiede Telecom Italia) attende ulteriori 900 milioni di euro in cassa o in azioni Telecom. Ci potrebbe essere tutto l’interesse delle mani forti nell’indebolire il titolo nelle prossime settimane.
Intesa dovra’ scegliere i nuovi soci di Telecom.
Si fanno i nomi di Fossati (vedi il mio precedente articolo) e di Guzzetti. Uno dei nomi che pero’ torna alla ribalta in questi giorni e’ Colannino.
Guardiamo agli ultimi avvenimenti.
Magnoni (Sopaf) decide di vendere la sua quota storica in Immsi.
Magnoni (Lehman) e Colannino avevano confermato il loro interesse per Telecom prima dell’arrivo di Telefonica.
Sara’ un caso ma la Lehman di Magnoni ieri ha suggerito un’operazione di arbitraggio: comprare Vodafone e vendere Telecom Italia! Speriamo che la separazione dei business funzioni in casa Lehman!
Colannino e’ vicino a Geronzi e Mediobanca.
Della Valle compra il 5% di Piaggio senza apparenti ragioni.
Sabelli, braccio destro di Colannino e in particolare uomo a capo di Piaggio, lascia pochi mesi fa improvvisamente la societa’…(forse subodorando che Colannino voglia vendere?)
Ora supponiamo che Colannino, ricordandosi della felice esperienza del 1999 decida di rientrare in Telecom seguendo lo stesso schema di allora….
Ricordatevi che la storia spesso si ripete…
Allora Colannino vendette Infostrada e con il ricavato scalo’ la Telecom tramite la catena Olivetti Tecnost.
Questa volta l’imprenditore mantovano potrebbe vendere il suo 55% di Piaggio intorno a 4,5 euro per azione incassando 1 miliardo di euro.
Il miliardo potrebbe essere investito nell’avventura Telecom.
Acquistando il 2,5% del titolo potrebbe poi chiedere di entrare in Telco apportando il suo investimento valorizzandolo 2,5. euro (lo stesso che vorrebbe fare Fossati)
Il tutto avverrebbe senza ricorrere al debito, e in questo mondo di tassi al rialzo non e’ male!
Ecco forse spiegato l’intervento su Piaggio di Della Valle. E’ stato avvisato che girano dossiers sulla vendita di Piaggio?
Forse il nostro nemico pubblico dei furbetti del quartierino ha le carte gia’ segnate? Mah…le registrazioni telefoniche non sono piu’ di moda oramai….quindi scoprirlo non e’ facile. E poi..in questi giorni non e’ consigliato alla Guardia di Finanza di mettere sotto controllo telefono di imprenditori o banchieri…..(o perlomeno questo e’ cio’ che malignano gli amici di Speciale!)
In Telecom bisognera’ poi procedere alla nomina del nuovo Ceo, c’è che vuole Pistorio, chi Rossi, taluni Costamagna, ma uno dei candidati piu’ autorevoli potrebbe essere Galateri.
E’ ovvio che Geronzi (e Profumo) spingano per Galateri, cosi’ facendo si liberera’ il posto per Geronzi stesso in Mediobanca.
Ma che ruolo giochera’ Intesa?
Se pretendesse di comandare troppo i giochi rischierebbe di rovinare i rapporti già tesi con Mediobanca e quindi Generali (entrambi azionisti Telecom).
Ma al contempo non puo’ dare in mano tutto a piazzetta Cuccia. Almeno fino a quando non saranno sistemate le quote in eccesso di Unicredito.
I rapporti Intesa Generali sono tesi anche per la partita Eurizon (anche lei da decidersi in poche settimane). Riuscira’ Bazoli a convincere San Paolo a scindere Eurizon in due (assicurazioni e asset management) e collocare una quota della societa’ in mano alle fondazioni in modo tale da riallacciare il filo con Generali?
E Mediolanum, socio di una Mediobanca alla caccia di un alter Esperia, che ruolo avra’? La scorsa settimana Doris ha comunicato che vuol essere anche lui del gioco (altrimenti vende tutto ad un estero….).
Le partite estive si preannunciano entusiasmanti, tuttavia sarebbe propedeutica una veloce correzione degli indici prima di trovare lo slancio verso i record di borsa del 2000! 0 commenti

domenica 3 giugno 2007

BENEDETTO XVI PAPA SOTTOSTIMATO

La svolta del Papa su Israele e sulla pace. Eccezionale!

Pubblicato da Davide Romano alle 16:38 in Israele e ANP


"Lo Stato d'Israele deve poter sussistere pacificamente in conformità alle norme del diritto internazionale". Lo chiede Benedetto XVI nel discorso al Corpo Diplomatico. Secondo il nuovo Papa, in conformità alle norme internazionali, "parimenti, il Popolo palestinese deve poter sviluppare serenamente le proprie istituzioni democratiche per un avvenire libero e prospero". (...)

Secondo il Papa "il pericolo è reso più acuto dal terrorismo organizzato, che si estende ormai a livello planetario". "Numerose e complesse - ha spiegato il Pontefice - ne sono le cause, non ultime quelle ideologico-politiche, commiste ad aberranti concezioni religiose".

Ferma è la condanna di Ratzinger verso un terrorismo che "non esita a colpire persone inermi, senza alcuna distinzione, o a porre in essere ricatti disumani, inducendo nel panico intere popolazioni, al fine di costringere i responsabili politici ad assecondare i disegni dei terroristi stessi". (...)L'affermazione della pace, ha detto ancora il Papa, "non è solo il silenzio delle armi", ma ha come premessa fondamentale il rispetto dell'uomo e dei suoi diritti(...) Liberonews

Finalmente ce l'ha fatta! un Papa a detto "Israele" invece che "Terra Santa". Un vero avvenimento! Sembra una stupidata, lo so. Ma teologicamente è molto importante. Uno dei fondamenti della teologia antisemita della Chiesa era proprio la "teologia della sostituzione", e cioè la tendenza a sostituire il popolo ebraico con quello cattolico, lasciando agli ebrei la funzione di errare per dimostrare al mondo la loro sorte di peccatori (scusate il linguaggio, ma in soldoni era questo il concetto). Con Giovanni Paolo II è arrivato il riconoscimento del diritto di Israele a esistere (nel 1995, e solo dopo gli accordi di pace, dando l'infelice impressione che il Vaticano avesse la necessità dell'ok palestinese per riconoscere Israele!), comunque un grande passo. Ma neppure il Papa polacco era mai riuscito a dire la parola "Israele". Oggi Ratzinger lo ha fatto, e siamo certi che le sue parole non sono casuali: dire Israele vuol dire riconoscere che la vera Israele è quella che c'è, e non il popolo cattolico. Un grazie di cuore a questo Papa, tanto criticato (e a volte anche giustamente) per le sue chiusure, ma anche capace di grandi aperture. Da non sottovalutare anche l'altra frase-chiave sulla pace, sulla quale da anni ci battiamo. "Pace" non è solo il silenzio delle armi, ma il rispetto dei diritti umani. Un doppio bravo - di cuore - a Benedetto XVI!!

La Filosofia dell'investitore Italiano........

meritevole e degno di nota dal blog Mercato Libero di Paolo Barrai
Gli italiani rischiano di essere famosi nel mondo per la pizza, gli spaghetti, il mandolino, la mafia, i numerosi telefonini, le vacanze al mare ad agosto sulla sdraio con la famosa pancetta.....
Purtroppo sono anche famosi per l'incapacita' assoluta di capire dove e come investire i propri soldi.....
Dopo l'Argentina, Cirio, Parmalat e il crollo del 2001 di titoli come Tiscali e Fastweb....ci si mette anche la totale assenza di intelligenza nell'allocazione del denaro...
Guardiamo insieme questi numeri....
ETF O FONDO?
Oggi un ETF azionario costa per il sottoscrittore 0,15% all’anno di spese di gestione, un fondo azionario di una banca italiana mediamente 1,8%.I due prodotti sono molto simili anzi, in molti casi l’ETF ha batturo il rendimento del fondo.
Eppure sono molti gli italiani che ancora detengono fondi azionari italiani o lussemburghesi pagando tale commissione (per un patrimonio di 100.000 euro si risparmierebbe 1650 euro all’anno di commissioni!).

FONDO COMUNE O FONDO LUSSEMBURGHESE?
Oggi, investire in un fondo lussemburghese vuol dire spostare la tassazione al momento della vendita, investire in un fondo italiano vuol dire pagare immediatamente il capital gain.
Vediamo di calcolarne l’impatto…
Prendiamo per esempio il mercato tedesco (Dax) che in 4 anni e’ salito del 350% (da 2260 a 7910).
Prendiamo due investitori italiani che abbiano deciso di comprare, il primo un fondo lussemburghese, il secondo, un fondo comune italiano, entrambi che investivano sul DAX.
Ipotizziamo che i due gestori abbiano ottenuto le stesse performances e supponiamo , per semplicita’ di calcolo che il rendimento sia stato costante in tutti i 48 mesi.
Se il rendimento lordo mensile fosse stato del 2,6% per entrambi i gestori a fine periodo il valore della quota per l’investitore del fondo lussemburghese sarebbe stato di 342.825 euro. (rendimento lordo finale del 342% in 4 anni).
Al momento della vendita si applicherebbe un’aliquota del 12,5% e quindi il capitale sarebbe pari a 312.472 euro.
Vediamo ora cosa accadrebbe all’investitore del fondo comune italiano.
Ipotizziamo sempre un rendimento lordo del 2,6%.
Ipotizziamo tassazione mensile con rendimento netto al 2.275%
Il capitale netto dopo 48 mesi sara’ pari a 294.398
Quindi l’italiano che avesse investito 100.000 euro in un fondo sul dax 4 anni fa avrebbe perso oltre 18.000 euro se avesse scelto un prodotto italiano rispetto ad un prodotto lussemburghese!

E.....ETF LUSSEMBURGHESE?
Se lo stesso investitore avesse investito 100.000 in un ETF lussemburghese avrebbe inoltre risparmiato 1650 euro di commissioni all’anno ovvero 6.600 euro.
In aggiunta avrebbe avuto un vantaggio fiscale di 18.000 euro.
Quasi 25.000 euro che l’allocco italiano avrebbe pagato in piu’ rispetto al furbo lussemburghese!
Per quanto dovra' andare avanti ancora questa storia?

MA NON E' FINITA....
L’italiano da spiaggia non contento di farsi male con commissioni e tassazione di fondi decide di investire nei fondi obbligazionari obbligazionari.
Fino a qui nulla di male se non che decide di lasciare il denaro in fondi di liquidita’ e/o obbligazionari a breve e/o lungo periodo, magari italiani
Risultato....paga commissioni piu' care (rispetto all'etf), viene penalizzato fiscalmente (se il fondo e' italiano) e perde soldi rispetto a quello che ha scelto il fai da te acquistando BOT a un anno (il prodotto piu’ facile che esista) che oggi offre un rendimento netto del 3,65% (molte sono le banche che fanno pagare 10 euro per acquistare un Bot e non una commissione percentuale)

Ma poi vuole rifarsi, va in banca o da un promotore e si fa consigliare. E qui viene il bello….le banche e le reti spingono il nostro investitore ad acquistare prodotti strutturati o assicurativi a capitale garantito che permettono di partecipare al rialzo del mercato azionario.
Peccato che dietro questi prodotti vi siano dei costi (molte volte anticipati o occulti) che distruggono le performances, oltre al fatto che viene bloccato il capite per anni (il costo d’uscita dal prodotto e’ molto penalizzante per l’investitore).
Con i mercati azionari degli ultimi anni, i sottoscrittori di questi prodotti hanno avuto dei ritorni di poco superiori alle obbligazioni (ma se avessero investito una piccola parte del loro capitale nel mercato azionario direttamente avrebbero ottenuto risultati migliori). Se i mercati rallenteranno (e non dico scenderanno) la maggioranza di questi prodotti avranno performance inferiori a quelle di un titolo di stato e anche prossime allo 0.
Quindi tanto rumore per nulla…….eccetto per il sistema bancario che ha preso grandi commissioni ai clienti.

la scelta dell'allocazione del risparmio non e' ovviamente facile, ed e' per questo che si dovrebbe spingere sempre di piu' verso la consulenza. La consulenza e' un servizio che dovrebbe essere pagato a parte e che dovrebbe essere slegata dalla vendita dei prodotti di una particolare banca.
La figura del promotore dovrebbe essere di molto ridotta per lasciare il posto alla consulenza pura e alla scelta (e a questo punto veramentelibera) del prodotto migliore sul mercato per il prioprio cliente.
Se l'investore si abituasse a pagare una commissione di consulenza e una per l'acquisto del prodotto anche se la somma dei due costi fosse uguale a quella odierna l'investitore godrebbe di benefici immensamente superiori.
Ma la gang delle banche non ci pensa lontanamente a proporre una tale soluzione....e l'italiano medio e' troppo preoccupato a mangiar spaghetti e comprare l'ultimo modello di cellulare...